È una maledizione, quella del Ponte. La grande opera che attira grandi appetiti. Ed è tutta una vicenda di forzature, di decreti che si inseguono, di stop-and-go politici ed amministrativi, di inchieste penali. A prescindere dall’ultima inchiesta, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Giuseppe Busia ha sempre pensato che la procedura sia nata storta e non l’ha nascosto nelle audizioni parlamentari. «Rischiamo grosso perché l’Italia deve comunque rispettare le direttive europee e con questo appalto da 13 miliardi non messo a gara siamo ai limiti delle norme». Presidente Busia, ci risiamo con il Ponte.«Ovviamente non intendo commentare un’inchiesta penale ai primi passi. Posso solo dire che vale, in questa come in tutte le inchieste, la presunzione di innocenza. E aggiungo che bisogna lasciar lavorare la procura di Roma». Epperò è evidente che in Italia gli appetiti non calano mai. Su una così grande opera miliardaria, poi…«Che in generale gli appetiti ci siano, purtroppo ce lo dicono fin troppe inchieste. Ed è naturale che un’opera di quel tipo attiri appetiti e coinvolga interessi rilevantissimi. Quindi mi sento di dire che occorre non abbassare la guardia. Con riferimento specifico al Ponte, ma pure in generale: il rischio corruzione è altissimo. Purtroppo, abbiamo assistito ad un abbassamento delle garanzie dal punto di vista normativo».