Il risiko bancario continentale si gioca sull’asse Milano-Torino. Intesa Sanpaolo e UniCredit dominano la scena con strategie opposte, segnando profitti da primato e ingaggiando una sfida per la leadership europea. Da un lato la banca di Carlo Messina, forte di una capitalizzazione di oltre 98 miliardi di euro e dell’assalto da 30,6 miliardi a Monte dei Paschi di Siena. Dall’altro l’istituto di Andrea Orcel, che vanta un valore di Borsa superiore a 110 miliardi e consolida la posizione paneuropea salendo al 37,68% del capitale nella tedesca Commerzbank, con una potenziale quota del 54 per cento. Due realtà che nei primi tre mesi del 2026 hanno sfornato sei miliardi di utili netti. E che entrambi vanno nella direzione di rafforzamento del credito richiesta a gran voce dalla Banca centrale europea (Bce).
La fotografia dei mercati certifica il peso strutturale delle due banche italiane, capaci di generare ricchezza a ritmi superiori alla media e di insidiare i gruppi francesi e spagnoli nella classifica continentale. I bilanci, del resto, sono positivi. Il 2025 si è chiuso con un utile netto record di 10,6 miliardi per l’istituto di Piazza Gae Aulenti e di 9,32 miliardi per la banca torinese. Una corsa proseguita nel primo trimestre del 2026, periodo in cui UniCredit ha registrato profitti per 3,2 miliardi, segnando un balzo del 16% e il ventunesimo trimestre consecutivo di espansione. Intesa Sanpaolo segue con 2,8 miliardi di utile, il miglior risultato trimestrale della sua storia. Le masse gestite e amministrate riflettono volumi imponenti su scala globale. Il gruppo torinese conta su attività finanziarie della clientela oltre la soglia dei 1.400 miliardi di euro, garantendo un significativo posizionamento nel wealth management del Vecchio Continente. UniCredit poggia su una raccolta diversificata in tredici nazioni chiave dell’Unione Europea, assicurando margini solidi e una evidente resilienza strutturale.











