Mai dire mai. Alla fine, come era ampiamente prevedibile Intesa Sanpaolo si è mossa su Mps con un’Opas, Offerta pubblica di acquisto e scambio. La vera novità è che l’abbia fatto alleandosi con Unipol, azionista di Bper, destinata se l’operazione andrà in porto, a ereditare gli sportelli del gruppo senese. Intesa, per ragioni diantitrust, è già troppo grande. Gli obiettivi strategici sono altri: Mediobanca - che già in passato non volle prendere, pentendosene - e soprattutto il 13 per cento di Generali in pancia all’istituto di piazzetta Cuccia. Nascerebbe così un grande conglomerato bancario e assicurativo con la gestione di gran parte del risparmio italiano e difficilmente scalabile anche da un forte soggetto straniero.
L’annuncio dell’Opas è arrivato poche ore dopo che il Banco Bpm, il cui maggior azionista è il francese Crédit Agricole, si era reso disponibile a trattare una fusione «tra eguali» con il gruppo senese, risanato e rilanciato da Luigi Lovaglio («Tutte le strade portano a Siena» aveva appena detto).La domenica scorsa sarà ricordata tra le più febbrili della storia finanziaria italiana che ne ha già conosciute diverse (tutto è sempre avvenuto, nel bene e nel male, nei fine settimana, a mercati chiusi). Le sorprese non sembrano finite anche perché non va sottovalutato il ruolo di UniCredit, altro importante azionista di Generali, pur impegnato nella scalata alla tedesca Commerzbank, cui il governò impedì la scalata a Banco Bpm.











