Federico Gianassi, deputato Pd, capogruppo in commissione Giustizia. L’inchiesta della procura di Roma riporta alla luce il controverso rapporto tra il centrodestra e la Corte dei Conti, già oggetto di intemerate della premier dopo la bocciatura del Ponte sullo stretto.
Non entro nel merito delle indagini, che faranno il loro corso. Ma c’è una gigantesca questione politica da cui il governo non può più scappare. In primo luogo, siamo davanti a un’opera pubblica, il ponte, che impegna 14 di miliardi di risorse pubbliche in un Paese in cui settori cruciali come la sanità sono definanziati. Di fronte a un investimento così ingente, procedure e controlli devono essere super rigorosi. Invece da tempo assistiamo al tentativo del governo di adottare procedure semplificate e accelerate, in deroga a quelle ordinarie del codice degli appalti. Questo non è accettabile.
In secondo luogo, Meloni utilizzò il no della Corte dei conti sul ponte per promuovere la campagna referendaria sulla riforma costituzionale, mostrando pregiudizio e ostilità verso gli organi di controllo, in questo caso quelli che certificano la regolarità della spesa pubblica. Denunciamo da tempo questa deriva e per questo abbiamo contestato la riforma della Corte dei Conti che aveva esattamente l’ obiettivo di attaccare la funzione di controllo.












