L’uomo che per anni ha abitato i luoghi del controllo contabile dello Stato, e che fino a pochi mesi fa sedeva ai vertici della Corte dei Conti, ha lasciato la presidenza del Collegio dei revisori dei conti del Consiglio superiore della magistratura mentre su di lui si concentra un’indagine per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio legata a uno dei dossier più politici, costosi e divisivi dell’Italia contemporanea, il Ponte sullo Stretto di Messina. Le dimissioni di Tommaso Miele non chiudono nulla.
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, Miele ha rinunciato all’incarico di presidente del collegio che vigila sulla regolarità contabile del Csm, un ruolo delicato proprio perché collocato nel cuore dell’autogoverno della magistratura. La scelta arriva a stretto giro dall’iscrizione del suo nome nel registro degli indagati nell’inchiesta della Procura di Roma, che ipotizza un tentativo di condizionare il controllo di legittimità sul progetto definitivo del Ponte sullo Stretto, approvato dal Cipess lo scorso 6 agosto 2025.
Le dimissioni
Miele aveva assunto l'incarico per il quadriennio 2025-28 a presidente del Collegio dei revisori del Csm a titolo gratuito. Lo scorso marzo il plenum del Csm aveva deliberato per la presidenza del collegio un compenso lordo annuo di 27 mila euro.










