Miele lascia l’incarico al Csm. Lo scontro governo-Corte dei Conti per 10 nomine

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Sale la tensione sull'asse Palazzo Chigi e Corte dei conti. Non per l'inchiesta della Procura di Roma, che ipotizza la corruzione a carico di tre persone, accusate di aver tentato di condizionare l'iter di legittimità del Ponte sullo Stretto di Messina. Indagine a cui le due istituzioni sono ovviamente estranee. Ma per una delibera della stessa Corte dei Conti con cui si avvia la promozione di dieci magistrati a presidenti di sezione. Il Consiglio dei ministri ha di fatto rimandato indietro il provvedimento chiedendo chiarimenti.Il caso era già emerso nel cdm del 4 giugno. Ci sarebbe una questione di opportunità dietro allo stop di Palazzo Chigi, visto che da un punto di vista formale le promozioni sono sì legittime, ma non terrebbero conto della legge di riforma del governo, che prevede la riduzione delle posizioni dirigenziali. Era già stato il sottosegretario Alfredo Mantovano una settimana fa a illustrare ai colleghi le criticità di quell'interpello per le promozioni pubblicata pochi giorni prima dell'entrata in vigore della riforma: le dieci promozioni, per nove posti, - si legge nel testo già diffuso da Palazzo Chigi - non tengono conto che la legge prevede la riduzione delle posizioni dirigenziali; la Corte sostiene l'urgenza dell'interpello, che però contrasta con il fatto che uno dei dieci magistrati promossi è fuori ruolo. E ancora: la Corte, viene sottolineato, ha un rapporto 1 a 5 di figure apicali rispetto alla Giustizia amministrativa che ha un rapporto 1 a 10.