«Questa notizia è molto preoccupante certo, ma come è mio costume, prima di conoscere meglio i fatti e prima dell'accertamento della veridicità delle accuse, non mi piace incolpare nessuno. Certamente il fatto che si siano tanto incaponiti con la realizzazione di quest'opera, così sovradimensionata quanto inutile, fa capire come questi meccanismi attirino anche delle persone alle quali non interessa veramente lo Stretto e la mobilità necessaria alle persone».

A dirlo l'ex sindaco di Messina Renato Accorinti, leader del movimento No Ponte, auspicando che «si chiuda una volta per tutte questo capitolo per i cittadini, liquidando finalmente la società dello stretto e che si studino tutti i meccanismi adatti a realizzare opere veramente necessarie per la Sicilia e la Calabria».Sturniolo: «Un meccanismo per sperperare risorse pubbliche»

Secondo Gino Sturniolo, autore di libri contro la realizzazione del Ponte sullo Stretto e uno dei leader dell'assemblea No Ponte, «al di là delle singole responsabilità pensiamo che l'opera sia stata e sia, un grande meccanismo per sperperare risorse pubbliche».«Era chiaro - aggiunge - che il progetto, il tipo di finanziamento e i prezzi fossero oggi, per forza di cose, diversi e la Corte dei conti ha messo in evidenza queste incongruenze. Ora quando speravano di presentare questa nuova delibera Cipss e scattata questa inchiesta che fa emergere alcune nefandezze. Si doveva liquidare la società stretto di Messina dal 2013 - sostiene Sturniolo - e ogni questo veniva ribadito dalla corte dei conti, ma le scelte politiche dei governi di ogni colore politico rimandavano fino a quando nel 2023 Salvini e Meloni hanno resuscitato il progetto e la società che non serve a niente e confermiamo che andrebbe liquidata».