In un momento in cui l’editoria e il giornalismo attraversano una crisi profonda - economica, professionale e “democratica” - «questa edizione conferma che “Il giornalismo che verrà” non è soltanto un festival o un percorso formativo, ma una piccola infrastruttura culturale nata in Sicilia per tenere aperta una porta sul mestiere. Crediamo che resistere non significhi restare fermi, ma costruire alternative concrete: offrire formazione gratuita, abbattere le barriere di accesso, mettere in relazione generazioni diverse e portare a Catania alcune delle voci più autorevoli del dibattito internazionale”.

Giorgio Romeo, presidente della Fondazione Giornalismo Mediterraneo e direttore del Sicilian Post, traccia un bilancio dell’ottava edizione della manifestazione che ha ideato e reso nel tempo sempre più solida. La kermesse si è tenutasi nei giorni scorsi a Catania riunendo giovani da tutt’Italia e voci autorevoli, che hanno dibattuto sul presente e il futuro di un mestiere necessario, ma obbligato a giocare una partita complessa su un terreno sempre più avverso. Ma proprio accogliere e coltivare le aspirazioni di chi vorrebbe sceglierlo può essere la via migliore per costruire realmente un futuro.“Il dato che più ci rende orgogliosi – afferma - è vedere giovani arrivare qui da molte parti d’Italia non per assistere a un evento, ma per lavorare, scrivere, confrontarsi, misurarsi con la città e con professionisti che normalmente incontrerebbero solo a distanza. Per noi Catania non è una cornice: è il punto da cui guardare il mondo, una città mediterranea in cui le grandi questioni del presente diventano materia viva di racconto. La nascita della Fondazione Giornalismo Mediterraneo ETS serve proprio a dare continuità e struttura a questo percorso. Siamo già al lavoro sulla prossima stagione: in autunno proseguiremo il confronto internazionale sul futuro del giornalismo locale con la seconda 10 Points Unconference, e stiamo iniziando a progettare la nuova edizione del workshop. L’obiettivo è continuare a fare della Sicilia non un margine da cui partire, ma un luogo in cui costruire formazione, ricerca, reti professionali e nuove possibilità per chi vuole occuparsi seriamente di informazione».Invertire il trend: in Sicilia per cercare opportunità