Sempre più persone saltano la colazione, concentrano i pasti in poche ore della giornata o provano il metodo 5:2 nella speranza di perdere peso rapidamente prima dell’estate. Sui social network hashtag e video dedicati al digiuno intermittente raccolgono milioni di visualizzazioni, mentre indagini internazionali mostrano che si tratta ormai di una delle strategie alimentari più seguite da chi vuole perdere peso. Il suo successo si basa soprattutto sulla semplicità apparente: invece di contare calorie o pesare gli alimenti, si limita il tempo in cui si può mangiare oppure si alternano giorni normali a giorni di forte restrizione calorica.
Ma dietro questa apparente semplicità si nasconde una realtà più complessa. Una recente metanalisi pubblicata sulla rivista Nutrients da un gruppo di ricercatori cinesi suggerisce, infatti, che gli effetti del digiuno intermittente non sono uguali per tutti e che l’età può influenzare in modo significativo benefici e possibili rischi.
Due modelli di digiuno sempre più diffusi
Gli studi analizzati dai ricercatori si sono concentrati principalmente sulle due formule più popolari. La prima è la cosiddetta alimentazione a tempo limitato, che prevede di consumare tutti i pasti nell’arco di 6-8 ore e di digiunare nelle restanti ore della giornata. La seconda è il modello 5:2, che consente di mangiare normalmente per cinque giorni alla settimana e impone una forte riduzione delle calorie nei due giorni rimanenti. Entrambi gli approcci hanno mostrato una capacità abbastanza costante di favorire la perdita di peso. Tuttavia, quando si analizzano gli effetti sull’organismo, il quadro diventa più articolato.









