Negli ultimi anni il digiuno intermittente è stato il re incontrastato dei trend salutisti, promettendo miracoli metabolici e una longevità da Matusalemme. La perdita di peso che promette ha convinto anche i più scettici e disincantati delle diete. Tuttavia, le conclusioni di un’ampia revisione sistematica pubblicata su Cochraine hanno l’effetto di una doccia fredda: il digiuno intermittente non è superiore a una normalissima dieta ipocalorica. “Sono risultati che non dovrebbero stupirci e che dimostrano che saltare la cena non fa dimagrire di più che mangiare meno, ma in modo distribuito”, commenta Laura Rossi, direttrice del Reparto Nutrizione, Alimentazione e Salute dell’Istituto superiore di sanità (Iss).
Digiuno intermittente, svelato il ‘segreto biochimico’ che agisce sul cervello e fa perdere peso
Lo studio ha analizzato 22 trial clinici su persone in sovrappeso o con obesità, confrontando i tre modelli principali: la dieta 5:2 (due giorni di restrizione severa a settimana), il digiuno a giorni alterni e l'alimentazione a tempo limitato (la classica finestra 16:8). I risultati sono inequivocabili: la perdita di peso media si attesta intorno al 3%, un valore identico a quello ottenuto con le diete tradizionali.








