È finita l’epoca del disarmo: nel mondo superate le 12mila testate, i trattati mancano, nuovi Paesi cercano la bomba e incombe l'intelligenza artificialedi Costanza Cavallimartedì 9 giugno 20264' di letturaNel mondo ci sono 12.187 testate nucleari. Di queste, 9.745 sono operative, e tra le 2.100 e le 2.200 sono già avvitate sui missili balistici. I numeri arrivano dallo Stockholm international peace research institute, il Sipri, che ogni anno aggiorna il libro mastro degli armamenti del pianeta. L’edizione pubblicata ieri, la 57esima, ha un verdetto che ribalta quarant’anni di abitudini: gli Stati hanno ricominciato a trattare l’atomica come uno strumento di deterrenza da esibire, non come l’arma estrema che si spera di non usare mai, e lo fanno mentre cresce la probabilità di commettere errori.

Per decenni la curva degli arsenali era scesa. Russi e americani rottamavano le testate più in fretta di quante ne mettessero in linea, e il totale calava ogni anno. Ora lo smantellamento frena e il dispiegamento corre. I nove Paesi nucleari Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele hanno tutti ammodernato i loro arsenali nel 2025. Washington e Mosca tengono ancora in mano l’83% del totale: la riserva russa è salita a 4.400 testate, quella americana è ferma a 3.700. La Cina, che cresce più in fretta di tutti, è arrivata a 620 e sta calando missili in centinaia di silos scavati nel nord e nell’est del Paese; entro il 2030 potrebbe avere tanti intercontinentali quanti ne hanno russi e americani, pur restando a un quarto delle loro scorte. L’India ne ha aggiunte 10 e a 190 ha scavalcato il Pakistan, fermo a 170.I RISCHI STRATEGICI