Quando non so esattamente che cosa penso (mi capita spesso) guardo sulla Treccani. È una vecchia abitudine contratta non ricordo quando e perché. Cerco la parola (una delle parole) che meglio corrisponde al concetto sul quale sto rimuginando; e leggendo la definizione qualcosa si smuove, qualche connessione neuronale si riattiva. È poco più di un trucco. Come quando ti dicono: metti una fetta di patata cruda sulla scottatura. Roba da nonne e zie, da mondo contadino, ma se la scottatura è lieve e superficiale, funziona. E anche la Treccani, con qualche grado di elaborazione intellettuale in più rispetto a una fetta di patata, funziona.

Per esempio. Da qualche giorno sto cercando di capire meglio il mio punto di vista sulle due polemiche, pesantucce, che hanno coinvolto, entrambi nolenti, Francesco De Gregori e Erri De Luca. Sono casi diversi, ma appartengono allo stesso gruppo. I due hanno espresso un’opinione (De Gregori contro l’impegno politico dell’artista, De Luca a favore del diritto degli ebrei ad avere un loro Stato) e in seguito a quella opinione sono diventati bersaglio di critiche che definire “molto accese” (a proposito di scottature) è poco.

A parte le ben note tempeste di merda sui social, che lasciano il tempo che trovano – poche ore e il vento le disperde, la merda quella vera è molto meno volatile – anche da pulpiti più solidi si sono levate voci molto severe, molto ostili. Nel caso di De Luca ci sono state anche conseguenze personali: ha dovuto rinunciare a tenere il discorso di apertura di un festival letterario a Salerno.