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Amendolara non merita di essere “associata” al brutale eccidio di lunedì scorso sulla Statale 106. La ridente cittadina balneare insignita con la Bandiera blu dalla Fee e con quattro vele da Legambiente ha avuto, per essere terra di passaggio, la sfortuna di “ospitare” uno degli episodi più orribili mai accaduti in questo lembo di Calabria citra. Il centro jonico è generalmente riconosciuto come paese ad alto indice di legalità, abitato da persone oneste e perbene, lontane anni luce da qualsivoglia scenario criminale. La sindaca Maria Rita Acciardi lo ha ripetuto più volte: «La tragedia si è verificata qui, ma Amendolara con il caporalato non c’entra nulla ed è completamente estranea ai fatti di cronaca».

Questa è anche la voce che ricorrente tra i residenti. Che unitamente all'amministrazione comunale difendono a spada tratta il proprio paese. «Siamo parte offesa, ci sentiamo danneggiati, da noi non c'è vivaddio alcuna organizzazione criminale e i migranti che vivono qua lavorano con responsabilità e senza dare fastidio a nessuno», sbotta un cittadino.

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