Siena, 9 giugno 2026 – Eccolo là, lo spettro che ha aleggiato per un decennio sopra Rocca Salimbeni. L’archiviazione di secoli di storia, del nome, delle sedi e di conseguenza di posti di lavoro - e buoni stipendi - dall’orizzonte del territorio. Vero è che la storia dell’ultimo anno e mezzo di risiko finanziario ha insegnato che non bisogna dare nulla per scontato quando si parla delle vicende di Banca Mps, ma ieri il livello di allerta è scattato al massimo livello, tra istituzioni e lavoratori.

Se lo scenario dell’integrazione con Banco Bpm apre una serie di incognite, quello dell’offerta di acquisto da parte di Banca Intesa e Bper con Unipol sarebbe un colpo a prima vista fatale per la presenza sul territorio. Per questo il sindaco Fabio ha tenuto a sottolineare che “Siena non può essere considerata una variabile indipendente”.

Il cda, riunito ieri a Milano, per ora prende tempo, dichiarando di dover approfondire le due proposte e rimarcando che “tutte le attività di integrazione con Mediobanca procedono in linea con quanto annunciato”. Business as usual, insomma, per dirla con un celebre detto inglese; si lavora come sempre, anche se di usual c’è poco, in questo frullatore di annunci e strategie nel quale è precipitata la banca senese.