Dopo gli attacchi dell'Iran contro Israele Donald Trump ha subito preso il telefono per chiamare 'Bibi' e dirgli di non rispondere a Teheran. Nel giro di poche ore Benjamin Netanyahu ha colpito diversi obiettivi iraniani. Un palese atto di sfida arrivato dopo che il tycoon aveva rivendicato di essere lui a muovere le pedine del gioco e non il premier israeliano. Insomma, la notte tra domenica e lunedì si è consumato l'ennesimo atto di una disputa che va avanti da settimane e che vede il presidente americano e Netanyahu più che come "fratelli d'armi", come amano definirsi, due fratelli litigiosi. A ben guardare, tuttavia, molti analisti sostengono che il rapporto tra i due leader è più simile a quello tra un agente, The Donald, e il suo supervisore, Bibi.
Come dimostrano gli eventi più recenti: la ripresa delle ostilità con l'Iran ha offerto al premier israeliano vantaggi evidenti, almeno nel breve periodo. Ha dimostrato alla sua base politica, sempre più inquieta, la sua disponibilità a tenere testa al presidente americano, a opporvisi o quantomeno a dare l'impressione di farlo, in vista di una difficile battaglia per la rielezione. Tanto piu' che solo una settimana prima, Trump lo aveva umiliato nel corso di una telefonata furiosa e costellata di imprecazioni lo aveva aveva definito un "pazzo fottuto".













