di

Viviana Mazza

Un «coordinamento» dietro i «duelli» con Bibi

NEW YORK Israele ha colpito direttamente l’Iran per la prima volta dalla tregua dell’8 aprile, in risposta al lancio di missili balistici verso lo Stato ebraico da Teheran che a sua volta rispondeva agli attacchi israeliani contro Hezbollah a Beirut. Netanyahu ha agito poco dopo che Trump ha preannunciato a diversi giornalisti che avrebbe chiamato il premier israeliano intimandogli di non rispondere, ma nella telefonata — secondo una ricostruzione del sito Axios — Netanyahu ha argomentato che l’inazione avrebbe danneggiato sia Israele che gli Stati Uniti come pure l’accordo che Trump sta cercando di ottenere.Netanyahu dunque non ha interpretato la telefonata come un chiaro divieto di colpire e, poco dopo, gli israeliani hanno informato gli americani che avevano deciso di rispondere e concordato con il Segretario di Stato Marco Rubio i possibili obiettivi.Trump ha detto ad Axios di essere riuscito a «limitare» gli attacchi israeliani. Ma anche un impianto petrolchimico è stato colpito in Iran.Dopo nuovi bombardamenti tra Israele e l’Iran (con gli Stati Uniti che secondo Axios avrebbero aiutato a intercettare missili lanciati da Teheran contro lo Stato ebraico) e dopo le telefonate di diversi alleati del Golfo che gli chiedevano di fermare il premier israeliano, ieri Trump ha chiamato di nuovo Netanyahu chiedendogli di porre fine agli attacchi. Ha detto di averlo avvertito con queste parole: «Bibi, meglio che stai attento o sarai presto da solo» così mostrando di aver frenato attacchi più significativi. Sia Israele che l’Iran per ora si sono fermati.Anche tra i sostenitori del presidente c’è chi ripete che Netanyahu lo sta «usando» e che Trump è prigioniero delle decisioni dell’alleato. Ed è chiaro che i loro interessi divergono sull’epilogo della guerra. Ma come al solito c’è un coordinamento tra Israele e Stati Uniti, e il presidente americano pensa di poter usare la situazione ai propri fini per fare pressione e ottenere maggiori concessioni dall’Iran. «I negoziati finali di pace procedono, benché soggetti a ostacoli dovuti a ignoranza o stupidità», ha scritto il presidente ieri su Truth.C’è un braccio di ferro sui contenuti dell’accordo preliminare. Teheran lo ha legato ad un cessate il fuoco in Libano, cosa cui Netanyahu ma anche alcuni alleati del Golfo sono contrari perché legittimerebbe Hezbollah. Washington vuole convincere Teheran a separare il dossier iraniano (nucleare) da quello libanese, affermando che non può dettare ogni decisione militare dello Stato ebraico e che continuare a unire i due temi rischia di portare ad un’ulteriore escalation. Ma d’altra parte gli iraniani sono convinti che Trump non voglia riprendere una guerra totale, dato l’impatto sui prezzi della benzina e le elezioni di midterm alle porte, e continuano a chiedere che il cessate il fuoco in Libano sia incluso nel memorandum d’intesa con gli Stati Uniti come pure lo scongelamento di parte dei loro fondi bloccati all’estero, e si dicono pronti a sostenere un’escalation della guerra.In un’intervista con Kristen Welker di Nbc , prima di gettare a terra il microfono, calpestarlo e andarsene quando la giornalista ha contestato le sue affermazioni sulle elezioni «rubate» dal partito democratico, Trump ha negato di aver detto in passato che non avrebbe fatto più guerre. «Innanzitutto, non ho garantito che non ci darebbe stata nessuna guerra.Perché altrimenti avrei costruito l’esercito più forte del mondo?». Ma Trump ha anche ripetuto che non gli piacciono «le guerre infinite»: «Siamo là per qualche mese e la minaccia è in gran parte finita. Presto sarà finita. Ma non posso permettere che l’Iran abbia un’arma nucleare».