Quando Donald Trump vuole mostrare la sua autorità, tende a umiliare i suoi interlocutori. Il suo bersaglio, negli ultimi giorni, sembra essere Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano con cui è apparso spesso in sintonia e al cui fianco ha scatenato la guerra contro l’Iran ad aprile.

Il 9 giugno il presidente degli Stati Uniti ha convocato un giornalista a Washington (come fa spesso) e si è sfogato: “Ho detto a Bibi (il soprannome di Netanyahu) di stare attento, altrimenti presto si ritroverà solo”. Parlando con un altro giornalista, ha rincarato la dose: “Sono io che decido”. Poi ha precisato che se ci sarà un accordo con l’Iran, Netanyahu “non avrà altra scelta se non accettare”. A un terzo giornalista, infine, ha promesso che Netanyahu “farà tutto quello che gli dico”.

In Israele i rivali del primo ministro hanno sfruttato la situazione, una manna dal cielo in vista di elezioni che si annunciano decisive. Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore israeliano entrato in politica, ha mostrato un video in cui Trump ripete in loop: “Farà tutto quello che gli dico”, un modo per insinuare che Netanyahu sia ormai debole e incapace di resistere alle pressioni. Tutto questo sarebbe ridicolo, se fosse che pesa sullo svolgimento della guerre in corso in Libano e in Iran.