C'è un Mediterraneo che tutti conoscono: quello delle spiagge affollate, delle barche a vela, dei tramonti estivi e delle fotografie da cartolina. E poi ce n'è un altro, oscuro e silenzioso, che si estende centinaia di metri sotto la superficie e che quasi nessuno vede. È un mondo fatto di canyon sommersi, coralli antichissimi, squali di profondità e organismi che vivono in condizioni estreme. Un mondo che, secondo un nuovo rapporto scientifico realizzato da ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche, commissionato da MedReAct e Oceana e pubblicato in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani (8 giugno) e della Giornata del Mar Mediterraneo (8 luglio), sta subendo una pressione crescente proprio mentre diventa sempre più importante per la lotta al cambiamento climatico: è un mondo che si sta riscaldando più velocemente della media globale degli oceani.
È un archivio di biodiversità, ma anche una gigantesca infrastruttura naturale che immagazzina carbonio, contribuisce alla regolazione del clima e sostiene la produttività della pesca mediterranea. In altre parole, svolge servizi essenziali per l'economia e per la sopravvivenza degli ecosistemi marini. Il Mediterraneo ospita tra il 4 e il 12 per cento della biodiversità marina mondiale pur rappresentando appena l'1 per cento della superficie oceanica del pianeta. Oltre 12 mila specie vivono nelle sue acque, molte delle quali non esistono in nessun altro luogo del mondo.














