Il Mediterraneo continua a scaldarsi a ritmi preoccupanti, i nostri lettori lo sanno da tempo. Così come sanno che c’è anche un rapporto tra temperature del mare e temporali più violenti. E poi, ovviamente, c’è il problema che devono affrontare tutti gli esseri che in quelle acque ci vivono. Le temperature superficiali del mare hanno raggiunto valori superiori di oltre 4 °C rispetto alla media degli ultimi quarant'anni, confermando una tendenza che sta trasformando profondamente uno dei mari più ricchi di biodiversità del pianeta. A lanciare l'allarme è Fondazione Marevivo, che richiama l'attenzione sugli effetti sempre più evidenti del riscaldamento del mare: perdita di biodiversità, alterazione degli ecosistemi, diffusione di specie tropicali, riduzione dell'ossigeno nelle acque profonde e aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi.
Il Mediterraneo sta progressivamente perdendo le caratteristiche di mare temperato, sottolinea la fondazione. Le specie adattate alle acque più fredde sono in regressione, mentre avanzano quelle tipiche dei mari caldi e tropicali. L'innalzamento delle temperature interessa anche gli strati più profondi della colonna d'acqua, provocando fenomeni di mortalità tra organismi particolarmente sensibili, come le gorgonie. Parallelamente, la diminuzione della formazione di acque profonde nel Golfo del Leone, nel Nord Adriatico e nel Nord Egeo riduce il trasporto di ossigeno verso gli abissi, mettendo a rischio gli ecosistemi profondi. Lo stesso processo interessa anche gli oceani, dove lo scioglimento dei ghiacci polari sta alterando la circolazione termoalina. Il Mediterraneo rappresenta, in questo senso, un laboratorio naturale in cui gli effetti del cambiamento climatico si manifestano con particolare anticipo.







