Il Mare dello Stretto di Messina è unico, un’isola atlantica al centro del Mediterraneo; è quanto emerge nel report di Greenpeace: “Merita attenzione e bisogna proteggerlo”

UN’ANOMALIA, un mare a sé. Dal punto di vista dei biologi marini lo Stretto di Messina è come fosse un’isola atlantica al centro del Mediterraneo in cui le foreste e le specie dei fondali si sono separate dalle “sorelle” atlantiche, milioni di anni fa, per dar vita a un ecosistema unico al mondo.Basta raccontarlo così lo Stretto per dare il senso della sua unicità, tuttavia Greenpeace Italia, ha scelto di diffondere un nuovo report dal titolo “Mare unicum” proprio per sottolineare che non si tratta di un mare qualunque, ma di qualcosa di «scientificamente unico». Illustrano gli ambientalisti come si tratti di un settore biogeografico, ovvero «un tratto di mare che ha popolamenti (animali e vegetali) tendenzialmente ben differenziati da quelli che vivono nei settori limitrofi.

Una specie di area vasta in cui il tempo, le barriere geografiche, le correnti, eccetera, definiscono la presenza di certe specie e l’assenza di altre che magari si ritrovano a poche decine di chilometri di distanza nel settore contiguo. Perché non sembra, ma in mare le barriere ci sono».Insomma, in questo “microsettore”, quelle specie di origine atlantica che popolavano tutto il Mediterraneo e che altrove si estinsero, qui rimangono sottoforma di “relitti atlantici pliocenici”. Inoltre, in questo braccio di mare c’è un’altra peculiarità: la presenza di “endemismi locali”, cioè di specie che si trovano solo qui.