Chiara Petrioli ha immaginato una smart city nel mare, anzi, sott'acqua. Lo ha fatto da un appartamento romano, anni fa, prima ancora che il mondo si accorgesse dell'importanza strategica degli oceani. È stata la prima a livello mondiale a dare voce al mare, "tutto il resto del mondo ci diceva: "Ma dove vi siete nascosti?". E invece noi immaginavamo il futuro da Roma".Ingegnera informatica e ricercatrice, professoressa ordinaria, direttrice di tre laboratori, e poi prorettrice dell'università Sapienza, nel 2017 fonda WSense. È considerata una delle pioniere mondiali delle comunicazioni wireless sottomarine. Ha creato una rete di sensori, robot e infrastrutture capaci di comunicare tra loro negli abissi, raccogliendo dati sottomarini su larga scala e in tempo reale, mettendo in comunicazione due mondi che prima non si parlavano. Tutto nel pieno rispetto degli ecosistemi.La sua azienda sviluppa alta tecnologia e guida una vera e propria rivoluzione nel settore sottomarino utilizzando onde acustiche multi-frequenza e tecnologie ottiche senza fili.“Oggi circa il 95% del traffico digitale globale viaggia attraverso i cavi sottomarini. Ma sul fondo del mare passano anche infrastrutture energetiche, comunicazioni e interessi strategici sempre più rilevanti. Per questo cresce la necessità di sistemi in grado di monitorare, controllare e proteggere il mondo sottomarino. È la visione che ha guidato WSense fin dall'inizio”, spiega.Petrioli ha ricevuto diversi premi per l'innovazione, tra cui la prestigiosa Ieee Fellowship. Le sue tecnologie di frontiera sono state raccontate dalla Cnn, dal National Geographic e dalla Bbc, e le sono valse un posto nella lista “top 2% world scientists” della Stanford University.Secondo il World Economic Forum, WSense è l'azienda più innovativa al mondo nella raccolta e gestione dei dati per monitorare e proteggere gli ecosistemi marini.Oltre a questo, Petrioli è riconosciuta come una tra i migliori imprenditori deep-tech europeo, premiata anche con il Premio Gammadonna Women Startup 2022 (le cui iscrizioni sono aperte, con la possibilità di inviare la candidatura entro il 9 giugno).Comunicazioni sottomarineUfficio stampa WsenseIl Wi-Fi sottomarino sta diventando strategico quanto l'intelligenza artificiale o lo spazio?“Senza comunicare e senza scambiare dati non esistono monitoraggio e conoscenza. Lo abbiamo già visto con Internet: la possibilità di condividere informazioni ha trasformato la nostra società e la nostra economia. Nel mondo sottomarino accade la stessa cosa. La sfida è che sott'acqua non possiamo semplicemente replicare le tecnologie sviluppate negli ultimi quarant'anni per Internet. Le condizioni fisiche sono completamente diverse. Le comunicazioni wireless si basano principalmente su onde acustiche e, per brevi distanze, su sistemi ottici. L'ambiente è complesso, variabile e molto più difficile da gestire rispetto a quello terrestre. Per questo abbiamo dovuto ripensare da zero il concetto stesso di infrastruttura di comunicazione”.Qual è la cosa più difficile nel costruire una tecnologia sott'acqua?"La cosa più difficile, ma anche la più bella, è che ci si muove continuamente nell'inesplorato. Quando abbiamo iniziato, abbiamo cercato di immaginare una sorta di smart city sott'acqua: il primo passo è stato capire quali fossero i "mattoncini" tecnologici necessari per costruirla. E per farlo serve molta creatività. Le sfide sono numerosissime. Sott'acqua non è possibile trasmettere dati con la stessa facilità che abbiamo sulla terraferma: la banda disponibile è limitata e ogni soluzione deve essere progettata tenendo conto di vincoli molto stretti. Per questo è fondamentale sviluppare algoritmi avanzati, sistemi di intelligenza artificiale e oggetti sempre più autonomi e intelligenti. In una parola sviluppare tecnologie per esplorare, monitorare il mondo sottomarino non è più semplice che progettare sistemi per l'esplorazione dello spazio. Sono ambienti estremi, che richiedono di spingere le tecnologie ai loro limiti…".Come ha immaginato che potevamo creare l'internet degli abissi?“Per molti anni, in università, mi sono occupata di sistemi wireless e di Internet of Things, ancora prima che venissero chiamati così. Mi ha sempre affascinato l'idea che la tecnologia potesse offrire risposte concrete a problemi complessi in ambiti molto diversi. A un certo punto, insieme al mio gruppo di ricerca, ci siamo resi conto di quanto poco conoscessimo il mondo sottomarino. Il 70% del pianeta è ricoperto di acqua, e l'80% degli oceani rimane ancora inesplorato. Lo sviluppo di un'intera economia era limitato da barriere tecnologiche che sembravano insormontabili. Molti ci dicevano che non era possibile. Ma ho imparato presto che quando un innovatore si sente dire che qualcosa non si può fare, vale sempre la pena provare a cercare una soluzione. Così ci abbiamo provato…”.Comunicazioni sottomarineUfficio stampa WsenseQual è la soddisfazione più grande di questo percorso?“Dimostrare che si può progettare il futuro dall'Italia, valorizzando il talento che c'è nel nostro paese”.Le tecnologie sottomarine stanno diventando anche una questione di sovranità?“Assolutamente sì. Lo vediamo ogni giorno nel contesto geopolitico internazionale. L'Italia si trova al centro del Mediterraneo e la sua rilevanza strategica deriva anche da questa posizione. Attraverso il Mediterraneo passano rotte marittime, cavi di telecomunicazione e infrastrutture energetiche fondamentali per l'Europa. Negli ultimi anni abbiamo visto crescere l'attenzione verso tutto ciò che si trova sotto la superficie del mare. Quello dell’Internet of Underwater Things è un mercato emergente in forte ascesa. Per questo credo sia strategico che l'Italia mantenga una leadership nelle tecnologie offshore e nella capacità di monitorare, controllare e proteggere queste infrastrutture”.Non si può dire che siamo arrivati tardi nella corsa agli oceani…“No, in realtà siamo stati tra i primi. Ora rimanere avanti è sempre una sfida dall'Italia. Ma abbiamo una tecnologia disruptive e possiamo scalare. E siamo un uno spinoff universitario di successo”.Lei è una scienziata, professoressa, ricercatrice e oggi imprenditrice. Cosa ha fatto differenza?“Dopo laurea e dottorato, grazie a una borsa Fulbright ho trascorso un periodo negli Stati Uniti, dove ho sviluppato la capacità di aprire nuove strade e progettare tecnologie disruptive. Negli Stati Uniti avevo imparato un modo di ragionare orientato all'impatto concreto della ricerca. In fondo era lo stesso motivo che mi aveva spinto a entrare in università a 23 anni: l'idea di poter cambiare le cose, generare conoscenza e avere un impatto sul mondo. A un certo punto mi sono resa conto che, nel caso di una tecnologia deep tech, il modo più efficace per avere quell'impatto era portala direttamente sul mercato”.E cosi avete fatto…“Questo ha significato imparare un mestiere completamente diverso da quello del ricercatore. Fare impresa richiede competenze che non avevamo e ne eravamo perfettamente consapevoli. Così abbiamo scelto di affiancarci a manager e imprenditori di esperienza, dai quali abbiamo imparato rapidamente ciò che serviva per crescere. La ricerca insegna anche a mettersi continuamente in discussione, a imparare e a confrontarsi con problemi nuovi. Da questo punto di vista, il passaggio dall'università all'impresa è meno distante di quanto possa sembrare”.Primo assunto nel 2017 e ora a che punto siete?“Siamo in 85, tra ricercatori, ingegneri, scienziati, cervelli di ritorno. Siamo in Italia, Norvegia, Regno Unito, Francia e Medio Oriente. Abbiamo raccolto un totale di 25 milioni di euro e ora stiamo finalizzando un altro round”.Che cos'è il mare per lei?“Il mare è una parte importante della mia vita. È la mia passione. L’altra è la matematica e i problemi complessi da risolvere. Ma il mare per me è scoperta ed esplorazione. Il simbolo di tutto ciò che ancora non conosciamo. Mi ha colpito profondamente scoprire quanto fosse difficile conoscerlo e proteggerlo”.Il nostro rapporto con il mare cambierà grazie alla tecnologia?"Credo di sì. Spesso diciamo che l’economia del mare, la blue economy, è la settima economia del mondo. Eppure continuiamo a percepirlo come qualcosa di distante da noi. Lo amiamo, ne riconosciamo l'importanza, ma raramente siamo davvero consapevoli di quanto sia centrale per la nostra vita quotidiana. In realtà il mare è al centro della nostra storia, del nostro sviluppo economico e delle grandi sfide del futuro, a partire dal cambiamento climatico. Molte delle infrastrutture da cui dipendiamo sono già sott'acqua e una parte crescente della nostra economia passa dagli oceani. Credo che tecnologie come l'Internet of Underwater Things possano aiutarci a colmare questa distanza, rendendoci più consapevoli di ciò che accade sotto la superficie. Ho incontrato l'oceanografa statunitense Sylvia Earle. Lei sostiene il principio "No water, no life". Io aggiungerei che senza monitoraggio e senza conoscenza rischiamo di non essere nemmeno consapevoli dell'impatto delle nostre azioni. Senza dati non c'è responsabilità, non c'è la possibilità di capire cosa funziona davvero e cosa invece va cambiato".Ha incontrato difficoltà legate al fatto di essere donna?"Non credo esista una donna che nel proprio percorso professionale non abbia incontrato ostacoli o forme di discriminazione. Allo stesso tempo, penso che proprio queste esperienze ci rendano spesso più resilienti di fronte alle difficoltà. Alcuni stereotipi esistono ancora oggi. Mi capita di entrare in una riunione come amministratrice delegata, professoressa universitaria o ex prorettrice e di essere chiamata "signora", per poi diventare "ingegnere" quando la riunione finisce. Sono aspetti culturali che dobbiamo ancora superare".Chiara Petrioli, ad di WsenseGIORGIO_BENNI, ufficio stampa WsenseChi l’ha ispirata nel suo percorso?“Devo molto alle persone che ho incontrato nella mia vita. Mio padre, che era ingegnere, non ha mai fatto differenze tra me e mio fratello. Fin da piccola ci proponeva problemi matematici e sfide intellettuali, trasmettendomi il gusto per il problem solving e la curiosità. Poi ci sono stati molti docenti, dalle scuole superiori all'università, che hanno creduto in me e mi hanno sempre spinto ad alzare l'asticella. E poi mio marito. È un tema di cui si parla poco, ma credo che per molte donne la scelta del partner sia importante. Nel corso della nostra vita ci siamo sostenuti a vicenda in momenti diversi e questo mi ha permesso di conciliare il lavoro con la famiglia. Mio figlio ha 17 anni, è molto fiero di quello che faccio e credo che trasmettere passione, curiosità e fiducia nel futuro sia uno dei regali più importanti che possiamo fare ai nostri figli”.Comunicazioni sottomarineUfficio stampa WsenseQual è il suo messaggio alle nuove generazioni in questa ultima puntata di Cyberpink?"Una delle cose più gratificanti è poter avere un impatto positivo sul mondo attraverso ciò che si fa ogni giorno. Per questo incoraggio i giovani, e in particolare le ragazze, ad avvicinarsi alla tecnologia. È uno strumento straordinario: trasforma un'idea in qualcosa di concreto. E mi piace dire che la tecnologia dovrebbe essere un po' più "pink". C'è bisogno di più donne che scelgano di diventare scienziate, innovatrici e imprenditrici, senza lasciarsi frenare da stereotipi o paure. Perché svegliarsi ogni mattina con la voglia di fare quello che si ama è uno dei privilegi più grandi che si possano avere nella vita». Utilizzando le onde acustiche multi-frequenza e tecnologie ottiche senza fili, rende possibili comunicazioni wireless sottomarine in tempo reale, affidabili e sicure, senza impattare sui fondali".
Chiara Petrioli, la pioniera degli abissi che vede nel mare “il centro della nostra storia, dello sviluppo economico e delle sfide del futuro”
Ingegnera, ricercatrice e imprenditrice, è considerata una delle pioniere mondiali delle comunicazioni wireless sottomarine. Nel 2017 fonda WSense, startup deep-tech indicata dal World Economic Forum tra le realtà più innovative nella raccolta e gestione dei dati per il monitoraggio degli ecosistemi marini









