Per decenni il mondo sottomarino è rimasto una sorta di sconfinato continente digitale inesplorato. Sott’acqua non esisteva un’infrastruttura di comunicazione paragonabile a quella che sulla terra diamo per scontata: i dati venivano raccolti in modo frammentario e discontinuo, e raramente trasmessi in tempo reale. Usiamo il verbo al passato perché non è più così: è arrivata l’italiana WSense e niente è più come prima. La sua tecnologia proprietaria rende possibile creare reti wireless subacquee, dando vita all’Internet of underwater things. Un successo internazionale per Chiara Petrioli, ceo e co founder.
Cpsa significa mettere in comunicazione sensori, robot, veicoli autonomi e infrastrutture sommerse, trasformando il mare in un ambiente finalmente connesso?
Il nostro vero primato non è soltanto tecnologico: è aver aperto un nuovo mercato, perché quando i dati possono circolare in tempo reale diventano possibili applicazioni prima impensabili, dal monitoraggio ambientale alla sicurezza delle infrastrutture critiche, fino alle attività industriali offshore.
E in effetti un sistema efficiente di wi-fi sottomarino apre ai mondi della robotica e dell’AI. Che cosa ci autorizza ad immaginare nel prossimo futuro?







