PORDENONE - Oggi dovrebbe essere il giorno cruciale. La cornacchia di Pordenone, diventata famosa a livello nazionale per i suoi attacchi ad alcuni passanti e residenti di via Damiani, potrebbe essere abbattuta. Il Comune di Pordenone mantiene il massimo riserbo sui dettagli organizzativi e gli orari delle operazioni. Ma gli uomini della Forestale, a cui il sindaco Alessandro Basso, con la sua ordinanza, ha affidato «l’intervento straordinario di rimozione forzata dell’esemplare molesto di corvide – si legge nel documento pubblicato sabato –, da attuarsi mediante prelievo selettivo eutanasico», potrebbero trovare un “muro”.

Gli attivisti Gli animalisti dalle 6 di questa mattina presidiano via Damiani, come hanno fatto anche ieri. Si tratta in particolare di esponenti della Lav (Lega Anti Vivisezione), dell’Oipa di Pordenone e di Anonymous for the Voiceless, supportati da Meta. «La cornacchia – racconta Guido Iemmi della Lav, riferendosi al presidio di ieri mattina – mi si è avvicinata e mi ha fatto sentire le sua zampa, è come se mi avesse fatto una carezza». Tutto il contrario rispetto a quanto è accaduto ad alcuni passanti, colpiti alla testa e feriti dal volatile. Motivo per cui, l’esemplare è ritenuto aggressivo e si è deciso di abbatterlo per una questione di sicurezza pubblica, dopo i vari tentativi di cattura incruenta non riusciti. La Lav nei giorni scorsi ha depositato un ricorso urgente al Tar del Friuli Venezia Giulia contro l’ordinanza del 29 maggio – superata da quella di sabato – con cui il sindaco ha disposto l’abbattimento della cornacchia. Un iter, quello delle ordinanze reiterate, che a Iemmi e i suoi ricorda le vicende legate all’abbattimento degli orsi in Trentino Alto Adige. Ieri, invece, il Partito Animalista Italiano (Pai) ha reso noto di aver depositato «un nuovo ricorso urgente al prefetto di Pordenone per chiedere la sospensione immediata dell’ordinanza, anche alla luce delle recenti conferme che motivano il comportamento della cornacchia (la presenza del nido)». Il presidente nazionale e avvocato Cristiano Ceriello parla di «un provvedimento ingiusto, ingiustificato e che viola le normative nazionali e regionali, quindi va annullato immediatamente: mamma Cornacchia e i suoi piccoli vanno salvati, la battaglia non si ferma». La portavoce e attivista del Pai suggerisce che «il sindaco prenda a modello la “risoluzione Cividale” come pure la “risoluzione Trieste” quando, con ben altro approccio, etico e in linea con i dettami di protezione della fauna selvatica, le amministrazioni riuscirono, qualche tempo fa, a risolvere l’analogo problema senza ammazzare nessun animale». E a proposito dei piccoli, un esponente dell’associazione Meta ha avanzato in questi giorni la proposta di togliere il nido per risolvere il problema senza uccidere nessuno, mettendo al contempo in salvo i pulli. Ma l’idea, sulla quale il sindaco peraltro ha dimostrato apertura, vede contrari proprio gli animalisti, tra cui altri membri dello stesso sodalizio da cui è stata lanciata. «Il nido non si tocca» è il motto della Lav, e non solo. È dello stesso parere la consigliera comunale delegata al benessere animale Alessandra Marchi, che pur facendo parte della maggioranza, è contraria all’abbattimento dell’animale. La richiesta Gli attivisti di Lav, Oipa, Meta e Anonymous for the Voiceless «chiedono al sindaco un tavolo di concertazione urgente, prima di intraprendere qualsiasi azione, che comprenda persone competenti come gli ornitologi Pierluigi Taiariol e Mauro Caldana, e l’avvocato e consigliere Alessandra Marchi». Marchi osserva che «abbattere l’esemplare non è un modo per risolvere il problema. Bisogna trovare un altro approccio per affrontare una situazione che si presenterà di nuovo in futuro». E intanto oggi, alle 17.30, è convocato il consiglio comunale. Non si escludono proteste da parte degli animalisti. Soprattutto se la cornacchia, che ora vola sopra la “guerra” che si è creata intorno a lei, non ci sarà più.