Dove c'erano rovi, lamiere, plastica, amianto e cartucce da caccia, oggi crescono querce, alberi da frutto e fiori per gli impollinatori. Tuttavia, ridurre Bosco Futuro a una storia di rinascita ambientale sarebbe limitante. Il cambiamento tra ieri e oggi è certamente la prima cosa che si nota: un'area di circa cinquemila metri quadrati restituita alla natura dopo la rimozione di 52 tonnellate di rifiuti. Il vero cambiamento, però, sta nelle relazioni nate attorno a questo luogo, nelle scuole che lo frequentano, nei volontari che continuano a prendersene cura, nelle famiglie che hanno scelto di dedicare un albero a una nascita, a una persona cara, a una storia.
Bosco Futuro, da discarica ad oasi verde
Siamo a Paderno Franciacorta, in Bosco Futuro, nato nel 2021 dall'intuizione dell'associazione bresciana 5R Zero Sprechi (al tempo, col supporto di Piantumazione selvaggia), realtà che ha fatto della proposta costruttiva (piuttosto che della critica) la sua cifra dominante. All'inizio era poco più di una sfida: liberare un terreno soffocato dal degrado e provare a immaginare cosa potesse diventare. Oggi, sul terreno di proprietà della Provincia 'adottato' dall'associazione, ci sono circa 170 alberi appartenenti a 38 specie diverse: il "kaki della pace", pruni, piante mellifere, una zona dedicata agli impollinatori.










