PORDENONE - In alcune scuole è attivo da anni lo sportello di mediazione scolastica. Quando gli studenti hanno dei problemi con dei compagni di scuola, non devono fare altro che scriverlo su un foglio e imbucare la loro richiesta di aiuto in una cassetta della posta messa in bella vista in corridoio. Non appena la segnalazione viene recepita, la squadra della mediazione si attiva e gli studenti formati avviano la strategia di mediazione. Gli studenti interessati vengono convocati e ascoltati separatamente, senza accuse o indici puntati, dopodiché si procede a un confronto sereno, moderato dagli studenti mediatori. Il più delle volte si arriva a una soluzione pacifica senza che i docenti debbano nemmeno metterci il becco.
Le mie colleghe e i miei colleghi che gestiscono il progetto sono eccezionali e le studentesse e gli studenti che si dedicano a questa attività non sono da meno. Certo, non tutti i problemi si risolvono subito, ma moltissimi litigi con un possibile esito violento vengono scongiurati nella massima serenità. Con questo non voglio dire che in certe scuole si sia più bravi che in altre, ma in questo specifico ambito forse alcune sono un filino più avanti.IL QUADRO Intendiamoci, le zuffe potrebbero capitare in ogni scuola, perfino in quelle più avanti. Ma dove scoppiano episodi di violenza tra studenti, o di aggressioni contro gli insegnanti, forse sarebbe stato necessario intervenire efficacemente un po' prima, così da disinnescare la bomba della rabbia. Dico questo perché l'episodio dell'insegnante aggredito alla Terzo Drusin mentre tentava di dividere due studenti che si picchiavano mi ha molto turbato. Vi è un malessere diffuso non solo tra i giovani, un'aggressività repressa dovuta a un disagio sociale che è difficile non vedere. La frustrazione diviene rabbia che esplode in modo imprevedibile, con il rischio di danni imprevedibili. Mi sono chiesto se io, al posto di quel docente aggredito, avrei sporto denuncia o meno. Il punto è questo: se un insegnante è un pubblico ufficiale, dinanzi a un'aggressione con conseguenti lesioni personali il reato, perché di reato si tratta, dovrebbe procedere d'ufficio. In altre parole: la denuncia dovrebbe partire a prescindere dall'intenzione personale dell'aggredito.Pertanto il docente della Drusin, non presentando denuncia di sua iniziativa personale, a mio avviso ha agito con buonsenso, almeno da un punto di vista deontologico. Mi domando come sarebbe andata se le lesioni del docente fossero state più gravi. In ogni modo, ben vengano i percorsi educativi annunciati dall'istituto, le attività di volontariato a cui lo studente della Drusin voglio sperare sarà obbligato nonché le scuse all'insegnante, benché non saranno mai abbastanza spontanee, giacché pretese dall'aggredito. Quanto al futuro, è necessario lavorare per disinnescare la rabbia sociale attraverso progetti specifici. Per quanto riguarda la vita scolastica, a tale scopo risulta fondamentale il monitoraggio costante del malessere che serpeggia tra i banchi, di modo da progettare interventi volti al rasserenamento degli animi. Dobbiamo almeno provarci, altrimenti la bomba, sepolta nel profondo, prima o poi esplode. Se va bene, ce la caviamo con un livido e con delle scuse più o meno sentite. Ma potrebbe non andare sempre così bene. Andrea Maggi











