VENEZIA - «Può essere uno strumento utile, ma non basta». I presidi raccontano di ragazzi in difficoltà, di rancori che rischiano sempre di sfociare in violenza e di un costante rapporto con le forze dell'ordine per prevenire fenomeni come spaccio e risse. «L'interlocuzione con le forze di polizia è all'ordine del giorno, non c'è preside che non ne senta la necessità» sorride Michelangelo Lamonica, preside del Vendramin-Corner di Venezia. Anche se nelle scuole cittadine, non ci sono stati di recente episodi estremi di violenza. L'ultimo caso di accoltellamento è successo al Venier una quindicina di anni fa.

Ieri i dirigenti scolastici hanno ricevuto la direttiva firmata congiuntamente dal ministro dell'Istruzione e del Merito e dal ministro dell'Interno, che prevede l'utilizzo del metal detector per evitare che i ragazzi entrino in classe con coltelli o altre armi. Secondo le prime indicazioni prefetti e dirigenti scolastici dovranno lavorare fianco a fianco per la sicurezza di scuole e studenti. E soprattutto sono previsti appositi tavoli per prevenire fenomeni di violenza dentro e fuori le mura scolastiche. Qualora ci siano segnalazioni a rischio o aree di particolare disagio entra in azione la Questura. Al prefetto viene infatti richiesto di convocare, d'intesa con il dirigente dell'Ufficio scolastico regionale, apposite sedute del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, quale «luogo di analisi e sintesi dell'attività di vigilanza e controllo, secondo un indirizzo unitario che tenga conto delle priorità e delle esigenze». L'iter del provvedimento, ricordiamo, è iniziato all'indomani dell'accoltellamento mortale di uno studente. La vicenda coinvolge il 19enne Zouhair Atif che lo scorso 19 gennaio ha sferrato un fendente fatale ad Abanoub Youssef, 18 anni, all'interno dell'istituto professionale "Domenico Chiodo" della Spezia.