Seduti tra i banchi di scuola con i coltelli in tasca o nello zaino non è più solo un fenomeno napoletano, come dimostra purtroppo quanto avvenuto a La Spezia.
Ma è a Napoli che, dovendo fare i conti con una realtà sempre più allarmante, si stanno sperimentando da tempo soluzioni per cercare di intervenire prima che sia troppo tardi. Come? Con un mix di repressione - controlli con i metal detector e le unità cinofile fuori dalle scuole - e prevenzione, attraverso il dialogo con studenti e famiglie e programmi di sensibilizzazione. Perché i ragazzini con i coltelli ci sono negli istituti di periferia e in centro città, in ogni contesto socioeconomico.
Caivano, Ponticelli, Pollena Trocchia, Materdei. E dunque non è più un problema che riguarda solo e soltanto famiglie disagiate. Da 11 mesi, spiega il prefetto di Napoli Michele di Bari, "c'è un piano a Napoli e Provincia che prevede controlli per evitare che si possa entrare con i coltelli a scuola". Ma oltre alla repressione è "importante continuare a parlare con i ragazzi e far comprendere loro quanto sia sbagliato e pericoloso". Perché, aveva spiegato una decina di giorni fa, "dobbiamo far capire che ci sono valori che non possono essere calpestati, che camminare con un coltello in tasca non serve a apparire uomini maturi o degni di considerazione". Così le pattuglie arrivano negli orari di entrata ed eseguono in pochi minuti i controlli degli zaini. É accaduto all'istituto Morano al Parco Verde di Caivano, quello della preside Eugenia Carfora protagonista della serie con Luisa Ranieri, all'istituto 'Marie Curie' di Ponticelli dove è stata la stessa preside Valeria Pirone a richiedere i metal detector, alla scuola Scudillo Caraffa Salvemini ai Colli Aminei, dove in bagno è stato ritrovato un coltello di circa 20 cm, all'Ipsar Tognazzi a Pollena Trocchia, dove il coltello ce l'aveva un ragazzino di soli 12 anni.














