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19 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:55

L’idea del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara di predisporre metal detector nelle scuole dove venga fatta richiesta non passa al vaglio dei dirigenti scolastici. A classificare come una “boutade” le parole dell’inquilino di viale Trastevere sono i capi d’istituto delle secondarie che si trovano nei quartieri più difficili del Paese. Una risposta, quella del professore leghista, che viene definita “sbagliata”, “irrealizzabile”, “fallimentare”. La stretta sui coltelli, annunciata dal governo, viene recepita come “misura repressiva” senza che sia accompagnata da altri progetti educativi. Il richiamo “alla responsabilità” e “alla maturità” fatto dal ministro leghista passa in secondo piano rispetto alla misura avanzata dei controlli agli ingressi: “Non metal detector generalizzati ovunque ma solo dove venga fatta espressa richiesta”, ha detto Valditara. A detta dei capi d’istituto nessun preside penserebbe a questa misura.

“Intanto va chiarito che non è praticabile. Sarebbe un delirio perché ogni mattina al suono della campanella ci sarebbero ragazzi che devono tirar fuori dalle tasche le chiavi, gli accendini, gli occhiali”, spiega Ludovico Arte, dirigente dell’istituto professionale “Marco Polo” di Firenze che si trova nel quartiere dell’“Isolotto”. Per il professore fiorentino il caso di La Spezia va ridimensionato e analizzato puntando gli occhi alla dimensione educativo affettiva: “Da parte di una percentuale ancora rilevante di maschi permane un atteggiamento morboso, possessivo che talvolta trova anche un certo compiacimento nelle ragazze. Dobbiamo ragionare su questo”.