Caro direttore, sul metal detector all'entrata delle scuole, solo alcune piccole considerazioni: è ben triste che si arrivi solo a discutere di queste cose; penso che gli eventuali controlli o saranno estesi a tutte le scuole, oppure si determineranno delle discriminazioni. Pensiamo, tra l'altro, ai costi ed ai problemi di organizzazione che la cosa comporterebbe. E ai ricorsi che pioverebbero qualora qualche brutto fatto si verificasse in una scuola che non l'ha adottato. C'è però un altro " metal detector " che dovrebbe essere - questo sì - impiegato: è quello da applicare sulle lingue di parlamentari, di classi dirigenti, di giornalisti, di gente comune, eccetera. Un meccanismo autoapplicante ed a costo zero per lo Stato. Si dice: "Ne ferisce più la lingua che la spada!". Quanta violenza gratuita registriamo, purtroppo, nelle parole e negli scritti in questa nostra epoca "evoluta"!
Renato Omacini
Venezia
Caro lettore, l'idea di installare i metal detector nelle scuole dopo i ripetuti e gravi episodi di violenza, mi pare una classica proposta di sicura efficacia mediatica. Ma poco praticabile e dai discutibili risultati. Provo a spiegare perché. Lasciamo perdere le polemiche sul rischio di militarizzare l'educazione. Sono sciocchezze viziate dall'ideologia. Le ragioni sono altre. Per prima cosa proviamo ad immaginarci cosa accadrebbe in una scuola dotata di metal detector: alcune centinaia di ragazzi sarebbero costretti ad arrivare un'ora prima, o forse di più, a lezione per sottoporsi al controllo: zaini da svuotare; oggetti di uso comune che fanno suonare l'allarme e di cui bisogna giustificare la presenza; perquisizioni; inevitabili discussioni. Impensabile: una scuola non è un aeroporto. E il personale non è addestrato a questo tipo di controlli.












