Si è incatenato ancora una volta davanti alla «sua» darsena, ma questa volta è solo. Nessuna manifestazione politica al suo fianco, soltanto Franchino De Mola, l’ultimo dei vecchi pescatori di San Cataldo, che da anni combatte contro un problema mai risolto: l’inagibilità del porticciolo e l’impossibilità di lavorare. Stanco e amareggiato, il pescatore racconta una storia che si ripete da oltre tredici anni. La sua barca è rimasta l’unica ormeggiata nella darsena dopo il passo indietro di Salento Navigando e la rimozione delle altre imbarcazioni. Lui chiede soltanto di poter tornare in mare e continuare a mantenere la sua famiglia con la pesca. «Voglio lavorare», è il messaggio della sua protesta.
Il nemico è sempre lo stesso: la posidonia. Le mareggiate trascinano enormi quantità di alghe e sedimenti all’interno del canale di accesso, rendendo impossibile la navigazione. Nonostante i milioni di euro investiti negli anni, basta una forte mareggiata per riportare la situazione al punto di partenza. Anche quest’anno le speranze di una riapertura stabile sono state cancellate dal mare, che ha nuovamente riempito il porticciolo di posidonia.
Il Comune si prepara così a investire altri 51mila euro per la pulizia del canale. Ma il problema non è soltanto economico. A rallentare gli interventi sono soprattutto le procedure amministrative e le autorizzazioni necessarie per la gestione del materiale dragato. L’amministrazione aveva ipotizzato di ottenere il via libera per rigettare la posidonia più al largo, evitando i costi dello smaltimento in discarica e riducendo i tempi degli interventi. Le autorizzazioni, però, non sono ancora arrivate.














