Genova – Roberto Mancini, premiato come "Legendary Coach" al Festival della Serie A, ha rilasciato una lunga intervista al teatro regio di Parma. Nell'occasione, ha ricordato il compianto Gianluca Vialli: "Ho perso un amico che lo è stato per tutta la vita, ci siamo conosciuti quando eravamo ragazzini, abbiamo la stessa età, abbiamo passato insieme gli anni più belli della nostra gioventù - ha detto -. Alla Samp abbiamo vinto tanto e costruito qualcosa di straordinario. Oltre a questo Luca era una persona speciale, non solo un grande calciatore, uno dei più grandi attaccanti del mondo. Ma era un uomo con qualità incredibili, e se tu hai un amico così e lo perdi qualcosa accade, perché perdi un punto di riferimento, eravamo come fratelli anche se quando viveva a Londra ci vedevamo poco. Il significato di quell'abbraccio dopo la vittoria dell'Europeo? Siamo tornati a Wembley, davanti a 84 mila tifosi inglesi, dopo averci perso la finale di Coppa dei Campioni con la Samp. Tornare lì, ricordarci di quella cosa...in quell'abbraccio c'è stato tutto. Quelli della sua malattia sono stati 5 anni incredibili, ci ha dimostrato una forza straordinaria, anche durante l'Europeo. Tornava a Londra a fare le cure e poi tornava da noi, perché ci teneva a stare con la squadra per cui era un punto di riferimento importante. Nella vita non bisogna sprecare nulla". L'ex numero 10 blucerchiato ha poi ricordato gli anni blucerchiati insieme a Vialli e quella Sampd'Oro: "A volte dormivamo con la maglia della Samp, facevamo tutto con i colori della Samp. Con Luca prima dormivamo insieme, poi ha iniziato a russare, e se entrava un po' di luce non riusciva a dormire. Quindi dopo un po' di anni di convivenza abbiamo deciso di prendere due camere singole. Mantovani insieme al direttore sportivo Borea comprò non solo noi ma una serie di giocatori italiani che sono diventati tutti bravi. Fecero un capolavoro e il merito è tutto loro, noi abbiamo messo in campo le nostre qualità". E sugli allenatori che lo hanno più ispirato da giocatore: "Boskov il primo giorno ci disse che voleva tutte le mattine giocatori con barba fatta, capelli tagliati, senza occhiali e pronti a fare allenamento. Una meraviglia essere allenati da lui, ci ha dato forza da subito e ci ha fatto pensare potessimo diventare il Real Madrid. Eriksson? È andato in tutta Europa, nelle squadre dove era stato allenatore, e tutti lo hanno ricordato con grande affetto. Questo segna il tipo di persona che è. Una persona di una gentilezza, bontà impareggiabile. Amato da tutti i giocatori, anche chi con lui non giocava. Appena arrivato in Italia si è subito italianizzato. Avrebbero potuto dargli il passaporto. Ha amato subito l'Italia. Non l'ho mai visto arrabbiarsi, io qualche volta l'ho fatto innervosire, ma il massimo che poteva succedergli è che gli venissero le guance rosse". Chiosa finale su un ipotetico ritorno alla Samp, il sogno che l'amico Vialli non è riuscito a realizzare per mancanza di tempo: "Per quello che avrebbe voluto fare Luca ci sarebbe quest'idea di tornare, per cui potrebbe succedere".
Roberto Mancini: “Ci sarebbe l'idea di tornare alla Sampdoria”
La leggenda blucerchiata premiata a Parma: "Era quello che avrebbe voluto fare anche Luca. Tornammo a Wembley dopo averci perso la Coppa Campioni con la S…












