di
Giorgio Dal Bosco
Il protagonista di un diario non postumo ma raccontato come cronaca quasi giornaliera dal 1914 al 1920 è il Kaiserjäger Vinante, originario di Tesero in Val di Fiemme
Lacrime nella neve con sottotitolo: dalla Guerra in Galizia alla prigionia in Siberia la storia di Giacinto Vinante è un libro di storia nella storia, di commozione, di una promessa mantenuta, di un amore struggente per la moglie sposata sei mesi prima da cui si è dovuto allontanare ad 8.000 chilometri, brani di incrollabile fede cristiana. È un diario (dal 29 luglio 1914 al 12 aprile 1920) non postumo (cosa abbastanza rara ossia non scritto a posteriori), ma scritto come una cronaca quasi giornaliera. È un «quotidiano» personale intimo, è un quadernetto «documento» portato con sé a casa a Tesero dalla Siberia, dove l’ha scritto, nei sei anni di prigionia.Lui, il protagonista principale, è il Kaiserjäger austroungarico Giacinto Vinante (1886-1971), segantino di Tesero in Val di Fiemme, che, in quel momento in Val di Sole per lavoro, deve rispondere alla chiamata alle armi, naturalmente nelle file austroungariche.
Di rimbalzo, altro protagonista è il nipote Sandro (1953), figlio del figlio, quest’ultimo morto molto giovane, che al ritorno del nonno dalla Siberia ascolta a bocca aperta i racconti che il nonno fa desumendoli dal diario tenuto sulle ginocchia, quaderno che qua e là legge inforcando gli occhiali. Sono racconti che abbracciano momenti di disperazione, di speranza, di osservazioni ambientali, di usi e costumi della Siberia, soprattutto di amore per la moglie Giovanna. Insomma, è quello che con una sorta di locuzione moderna si definirebbe un «romanzo» .









