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L'autore Giancarlo Infante: "Giornalista e direttore del Il Popolo pagò con l'esilio. Fu una delle voci più coraggiose del cattolicesimo democratico e sociale. Abbiamo il dovere di non dimenticare"
09 giugno 2026 | 14.41
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"La borsa di cuoio di Matteotti è ancora aperta. Continua ad interrogarci nel presente". Lo scrive nella nota introduttiva di 'Intrigo all'italiana - Il delitto Matteotti tra politica, affari e spie' Giancarlo Infante, giornalista e autore del romanzo verità (appena pubblicato in seconda edizione in concomitanza con la ricorrenza domani del 102esimo anniversario dell'assassinio del deputato socialista) che tra orge di regime, archivi blindati, ricatti, petrolio, giornali comprati e concessioni miliardarie intesse una trama per svelare il lato oscuro del potere di quella stagione e l'intrigo che portò al delitto del politico antifascista il 10 giugno 1924. Delitto che "non fu un evento isolato - sottolinea Infante - bensì il collaudo di un sistema di potere dove i risarcimenti morali non arrivano mai e le verità scomode restano sepolte sotto interessi economici globali".








