L'anniversario

Aldo Torchiaro

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Il sole batte dove il ricordo duole. Lì, su quel tratto di Lungotevere Flaminio dove si è fermata la storia e non ha esitato la pietà, si sono ritrovati in ottanta, ieri, per ricordare il martirio di Giacomo Matteotti. Il deputato socialista – che amava definirsi riformista e liberista – venne rapito qui, dagli squadristi della banda del Dumini, il 10 giugno 1924. Centodue anni fa. La nipote Elena Matteotti dice al Riformista: «Ogni anno mi riempie di dolore, questo ricordo, e di orgoglio per il coraggio e l’esempio di mio nonno».

Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha mandato un messaggio: «Con il coraggio delle proprie idee e la forza delle proprie convinzioni, seppe difendere fino all’estremo sacrificio i principi della libertà e della democrazia». La nipote aveva espresso il desiderio di incontrare Giorgia Meloni, ma la premier non l’ha mai contattata. «Certo, avrebbe potuto ricevermi. Ma avrà ben altro da fare», allarga le braccia. I sospiri lasciano il posto agli applausi. Parla il Rettore della Lumsa, Francesco Bonini, che cita le date, le coincidenze e i paradossi di quella grande storia dimenticata. Parla Valdo Spini, autore di saggi storici di valore. A portare il saluto di Italia Viva, Marco Cappa e il consigliere regionale, Luciano Nobili.