«La cosa che mi ha dato pace, questa volta, è che i giudici hanno capito fino in fondo la mia storia. Conoscevano i dettagli, sapevano tutto, avevano compreso il mio dramma. Ero pronta anche a una condanna, perché so prendermi le mie responsabilità. Ma ho pensato: “Almeno adesso sono stata capita”. In primo grado non avevo avuto la stessa percezione e da lì è partita la condanna, che non ritenevo giusta». Makka Sulaev, ventenne era pronta al carcere, ad accertare gli esisti della legge, come lei stessa aveva scritto in un diario, prima della tragedia. Condannata in primo grado e assolta in appello: legittima difesa. Il primo marzo 2024, in un alloggio di Nizza, in provincia di Asti, durante una lite per proteggere la madre, ha ferito a morte con due coltellate il padre Akhyad, origini cecene. Aveva poco più di 18 anni. Sollevata dopo tanta paura? «Siamo tutti contenti in famiglia, sì. Ho ricevuto tantissimi messaggi, ho il telefonino pieno. Mi hanno scritto in 300 amici, compagni, professori. Anche gente che non conosco». Com’è stato il risveglio del giorno dopo? «Sono venuti i carabinieri. Non me lo aspettavo, ma dovevano espletare delle formalità. In compenso la mia gattina mi ha fatto commuovere». Perché? «Si è messa sopra di me come faceva da piccola, quando sembrava troppo fragile per farcela, quando rischiava di morire. Aveva appena quindici giorni: mi è stata regalata al mio compleanno, quando ero ai domiciliari, subito dopo aver lasciato la comunità. Mia mamma me l’ha regalata per non stare da sola. Beh, quando mi sono svegliata è come se mi avesse abbracciata. La nostra vita è legata. Ho chiamato mia madre per raccontarglielo e le ho detto che i gatti sono proprio intelligenti». Adesso devi dare la maturità, sei pronta? «Devo recuperare matematica. All’orale vado bene, ma con lo scritto ho qualche difficoltà. Prima della fine della scuola devo fare un test per tirare su la media». Ti piace vivere a Nizza? «Mi sento a casa qui, è una città tranquilla, proprio come me. Mi rispecchia. Mi piace la gente, qui mi vogliono bene. Anche prima di questa vicenda mi avevano accolto bene. Adesso tutti mi conoscono e mi salutano. Diciamo che mi manca solo la cittadinanza». Qual è il giudizio che temi di più? «Di aver raccontato cose non vere, nonostante tutte le prove. Eppure a volte capita, quando si sente dire che le donne inventano certe cose per salvarsi, anche nelle violenze sessuali. Lo trovo fastidioso». La tua vicenda è molto simile a quella di Alex Cotoia, la conosci? «Eccome, ho seguito la sua storia, le interviste che ha dato. Abbiamo molto in comune, quello che abbiamo vissuto, le dinamiche delle nostre situazioni familiari. Mi piacerebbe mandargli un messaggio, anche incontrarlo. L’ho cercato su Internet ma non sono riuscita a trovarlo. Pensiamo le stesse cose». In che se senso? «Anch’io, come dice lui, vorrei essere dimenticata, voltare pagina. Io non posso dimenticare, ma gli altri sì. E vedere sempre le tue foto in giro ti porta in un’altra dimensione. Mi preoccupa il fatto di dover incontrare delle perone e dover raccontare sempre la mia storia. Per rispetto dirò sempre chi sono, ma temo che qualcuno possa allontanarsi da me» Che cosa ti ricordi della Cecenia? «Alcune cose brutte. Però là avevo mia nonna: sono andata via che ero bambina, ma di lei ho bei ricordi». Pensi di tornarci un giorno? «Quando farò pace con le mie radici forse sì, quando verrò dimenticata dalla gente che vive lì». Laggiù sanno di te? «Ho letto molti messaggi sulla mia storia, anche cattivi, quasi di morte». Rancori legati alla religione musulmana? «No, per una questione culturale. Una donna che si ribella non si vede mai laggiù. Anzi, si vede il contrario: i femminicidi sono all’ordine del giorno. E poi influisce il fatto che vivo in occidente, che adesso sono più libera. E tutto questo scatena reazioni». Come te lo spieghi? «La gente non sa distinguere tra cultura e religione. La cultura è fatta di convinzioni sociali che ti portano a considerare normale usare violenza contro le donne, influenza l’educazione dei figli. Diventa una trappola sociale: ti convince che un maschio è superiore alla donna. La religione è fede, va oltre la vita». Quindi il fatto che tuo padre fosse musulmano non c’entra, era solo un violento? «Sì, non voglio fare paragoni ma anche qui gli uomini italiani fanno male alle donne, ma per loro mica si dice l’ha fatto perché è un cristiano? Non esiste». Conoscevi Zoe Trinchero, la ragazza di Nizza uccisa lo scorso febbraio da un amico? «Non di persona, mi ha fatto molto male la sua storia. Un’altra donna. A lei è capitato quello che poteva succedere a me. Anche nel suo caso è successo di venerdì. Un altro maledetto venerdì». Ti sei innamorata? «No, non ancora. Adesso non ho tempo».
Makka: “Ero pronta al carcere ma i giudici hanno capito. Vorrei essere dimenticata”
Assolta per la morte del padre: «Mi piacerebbe incontrare Alex Cotoia»












