Alex Cotoia, assolto per aver ucciso il padre violento per difendere la famiglia, vuole incontrare Makka Sulaev, anche lei assolta per legittima difesa dopo l’omicidio del padre. “Le nostre storie si toccano, si parlano più di quanto si possa immaginare”

Alex Cotoia e Makka Sulaeva

Makka Sulaeva quando aveva solo 18 anni uccise il padre per proteggere la madre durante l'ennesima aggressione. Dopo una complessa vicenda processuale che l'ha vista prima condannata a nove anni e poi assolta per legittima difesa in Appello, la giovane – oggi 20enne – può ricominciare a vivere. Un dramma umano e giudiziario che la lega ad Alex Cotoia, assolto definitivamente nel gennaio 2025 per l'omicidio del padre avvenuto nel tentativo di difendere madre e fratello.

Il giovane, che nel frattempo ha cambiato il cognome acquisendo quello della madre, a partire dal 2020 ha affrontato il lungo calvario dell'omicidio del padre e dei processi legati che ne sono seguiti. Per questo fin dai primi momenti ha sempre manifestato la propria solidarietà verso Sulaeva. Lo ribadisce anche oggi in un'intervista a La Stampa: "Ho molte cose da dirle, le nostre storie si toccano, si parlano più di quanto si possa immaginare. E non è solo una questione di processi e indagini: è un fatto interiore, è una piaga dell’anima che deve guarire e il percorso che l’aspetta è quello che io sto già attraversando". Cotoia era stato assolto in primo grado, e poi condannato a sei anni e due mesi in secondo grado. Successivamente, la Cassazione ha annullato la sentenza ordinando un nuovo processo che si è concluso con l'assoluzione definitiva da parte della Corte d’Assise d’appello di Torino. Per Sulaeva però l'assoluzione non è ancora definitiva, come sa bene Cotoia: "Dovrà aspettare il terzo grado. La giustizia ha delle regole e bisogna completare il percorso".