La ragazza parla al Corriere dopo la sentenza della Corte di assise di Torino che ha ribaltato la sua condanna: «In alcuni momenti ho avuto paura., ma in molti hanno creduto in me»

Ieri la Corte di assise di Appello di Torino ha ribaltato la condanna di Makka Sulaev, assolvendo la ventenne che nel marzo 2024 aveva ucciso il padre con due coltellate a Nizza Monferrato, durante l’ennesimo episodio di violenza in famiglia. Oggi la ragazza, che è riuscita a far valere il concetto di legittima difesa, parla in una breve intervista al Corriere della Sera. Alla lettura della sentenza ha pianto. «Sono felice, sto bene. Non so, è tutto così strano, devo metabolizzare. Voglio lasciarmi questa storia alle spalle. Questa sentenza mi dà serenità, ma non cancella il mio passato», spiega la giovane a Simona Lorenzetti.

«Il sogno di Medicina, non avrei mai voluto che finisse così»

Potrebbero aver influito anche gli audio di quella sera, registrati da uno dei fratellini, che hanno disegnato il clima di paura e tensione in quella casa, le urla, la paura. «Avevo rimosso tutta quella violenza. Risentire le urla di mamma è stato doloroso. Non ce l’ho fatta, è stato come ripiombare in un incubo», racconta. Sul ricorso in Cassazione non vuole pensarci. «Questa Corte ha compreso la verità, hanno studiato la miastoria. Sapevano tutto». Ora la giovane, libera dalla misura dell’obbligo di firma, può ripensare a costruire il suo futuro. I carabinieri che l’hanno vista due volte al giorno, racconta, deve andare a salutarli «perché li non vedrò più. Stasera firmo per l’ultima volta». E poi la maturità: «Devo studiare: italiano, matematica chimica e storia. Mi piacciono tutte. Poi chissà, forse mi iscrivo a Medicina. Ma ci devo pensare».«In alcuni momenti ho avuto paura – racconta al Corriere – ma in molti hanno creduto in me. II mioavvocato, soprattutto. Lui è il nostro angelo. Anche a scuola mi sono stati vicini. Voglio bene ai miei compagni, alle insegnanti, alla preside. Anche al sindaco. Grazie per non avermi lasciato sola». «Non avrei mai voluto che finisse cosi, ma non ho avuto scelta».