| 6 Giugno 2026 22:01 |
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(Adnkronos) – Nel 1936, in un paese dell’Alta Valtellina, iniziava l’imbottigliamento di un’acqua minerale diventata presto parte dell’immaginario italiano. Novant’anni dopo, Levissima celebra questo traguardo con la stessa anima delle origini: radici alpine, impegno per il territorio e uno sguardo rivolto al futuro. C’è un’immagine che molti italiani ricordano ancora: Reinhold Messner in mezzo alle cime innevate, che pronunciava la celebre espressione “Altissima, Purissima, Levissima”. Era la televisione degli anni Novanta, eppure quella voce – e quella vetta bianca sull’etichetta – sono rimaste nell’immaginario collettivo fino a oggi. “Simbolo di leggerezza, di purezza, di un’appartenenza alle Alpi che Levissima ha sempre rivendicato con orgoglio”, sottolineano dalla società.
Tutto inizia nel 1936, quando il professor Gasparre Piccagnoni ottiene la concessione per l’imbottigliamento della sorgente di Cepina. Ma l’acqua di quel piccolo paese dell’Alta Valtellina era già conosciuta da tempo: medici, studiosi e ospiti dell’Hotel Cepina ne apprezzavano il gusto leggero e puro fin dai primi del Novecento. Secondo la tradizione, fu il Vescovo di Como, Monsignor Alessandro Macchi, a trovare il nome giusto: dopo averla assaggiata la definì “ottima, leggera, levissima”. Da allora, sottolinea la società nel celebrare i suoi 90 anni, “niente è cambiato. L’acqua nasce ancora lì, ai margini occidentali del Parco Nazionale dello Stelvio, dove le nevi scivolano lentamente attraverso le rocce cristalline delle Alpi Centrali”.







