Le corone di fiori e un sole caldo che sembra far risaltare l'odore di bruciato. Poco più in là, bandiere e cartelloni ricordano i nomi delle vittime del lavoro e dello sfruttamento. Fuori dalla stazione di servizio di Amendolara in cui lunedì 1 giugno sono stati arsi vivi Waseem Khan, Amin Fazal Khogiani, Ullah Ismat Qiemi e Safi layjad, sono migliaia le persone riunite. Sono lavoratori stranieri e italiani, braccianti del territorio e delle province del Sud. Un fiume di duemila magliette rosse che attraversa viale Lagaria scandendo con rabbia un coro: «Basta morti e clandestinità». Lo stesso appello che, all'arrivo del corteo organizzato dalla Cgil nella piazza principale del paese, rilanciano il segretario generale Maurizio Landini e quello della Flai Cgil Giovanni Mininni. «Dobbiamo non chinare la testa e mobilitarci fino a quando le nostre leggi non saranno applicate», sottolinea Landini.
I braccianti bruciati vivi e l’azienda “premiata” dal ministero
Perché le leggi, sottolineano i sindacalisti, esistono. Il problema è che non vengono applicate. È chiaro chi siano gli interlocutori: innanzitutto il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone. Quest’ultima, proprio il giorno prima, dal vertice sul tema a Reggio Calabria, ha annunciato una campagna di ispezioni aggiuntive nel comparto agricolo, su tutto il territorio nazionale, per l'estate. Una dichiarazione che, secondo le opposizioni e i sindacati suona «ipocrita» ed emergenziale. «Vengono a fare le passerelle – denuncia Mininni – quando muoiono i “Satnam Singh”, ma le campagne di raccolta ci sono tutti gli anni. Non servono controlli straordinari, servono un sistema di controllo pianificato e delle soluzioni concrete».










