di

Luca Bergamin

Quella che fu la «città ideale» del Fascismo conserva una quantità di monumenti ed edifici in buono stato che la rendono una specie di museo dell'architettura dell'epoca

C’è pieno di ragazzi seduti sulle scalinate in travertino e marmo rosso, come se volessero ringiovanire quel Palazzo delle Poste e dei telegrafi di Sabaudia che comunque ancora oggi, a più di novant’anni dalla sua costruzione su progetto di Angiolo Mazzoni, tra i maggiori architetti razionalisti negli anni ’30 del secolo scorso, mostra una freschezza di linee e colori all’avanguardia. Soprattutto, sono il blu Savoia delle migliaia di tessere musive e quella mascherina con zanzariera che avvolge il primo piano ad attirare irresistibilmente l’attenzione. È questo palazzo, del resto, a dare il benvenuto nella città ideale del litorale laziale, sorta dopo le bonifiche dell’Agro Pontino, che più di tutti ha incarnato la modernità dell’architettura. Arrivando da lì a piedi, dopo avere aggirato la coeva Caserma Regia dei Carabinieri affacciata su Corso Vittorio Emanuele III, nella Piazza del Comune, si è ancora oggi partecipi di un’apoteosi di edifici minimalisti, funzionali e lineari che ha visto durante la festa della Repubblica del 2 giugno scorso anche il ritorno dell’Ancora restituita alla comunità dopo un restauro. Sono tanti gli elementi monumentali presenti nello spazio a forma di elle della Piazza del Comune, a cominciare dalla Torre Civica del Palazzo Comunale dalla base rivestita di travertino e di mattoni rosso scuro, mentre sul portone centrale è posizionata la Vittoria Marciante, opera degli scultori Francesco Nagni e Amedeo Vecchi. Alta 42 metri, assomiglia a un faro che proietta la sua ombra sull’intero emiciclo, e così come la scritta Turismo che campeggia sopra l’ingresso dell’ufficio comunale di informazioni per i viaggiatori fa tornare indietro nel tempo: presto, inoltre, anche l’ex cinema Augustus, altra icona cittadina, chiusa da più di due decenni e acquistata dall’attuale Amministrazione comunale, sarà oggetto di restauro grazie al finanziamento di oltre 2,3 milioni di euro ottenuto da parte del Ministero della Cultura.