Il fratello di Chiara contro i pm: "Immagine di mia sorella rovinata". Il giallo dei video visti con Sempio

Segui Il Giornale su Google Discover

Scegli Il Giornale come fonte preferita

Marco Poggi rompe il silenzio a diciannove anni dal delitto di sua sorella Chiara. E lo fa per cercare di mettere fine al fango social che negli ultimi mesi si è riversato sulla famiglia della vittima, biasimata per quell'«atteggiamento oppositivo», così lo definiscono gli inquirenti, che i Poggi hanno manifestato contro la nuova inchiesta della Procura di Pavia, che scagiona Alberto Stasi e accusa Andrea Sempio di aver commesso il delitto di Garlasco.«Essere accusato di essere coinvolto nell'omicidio di Chiara, essere accusato addirittura di essere un autore è la cosa che difficilmente mi andrà più via», ha detto ieri sera Marco Poggi nell'intervista esclusiva a Quarto Grado, il programma condotto da Gianluigi Nuzzi insieme ad Alessandra Viero su Rete4. «Quello che mi dispiace di più è che hanno rovinato l'immagine di Chiara», ha sottolineato, aggiungendo che «si è iniziato a parlare anche di me, a fare ipotesi. Sai che non puoi farci niente, però. Se nessuno mette un freno, se nessuno toglie alle persone l'illusione che una determinata pista o ricostruzione non esiste, ci sarà sempre qualcuno che si inventerà la qualunque», ha aggiunto il fratello della vittima, palesando quella sorta di rancore per i magistrati pavesi, i quali hanno definito «ostile» l'atteggiamento di Marco nelle audizioni, l'ultima quella del 6 maggio scorso, in cui ha ribadito di credere nell'innocenza dell'amico pur davanti ai nuovi indizi, di fronte ai quali si è mostrato alle prese con una «costante difesa d'ufficio di Andrea Sempio», si legge negli atti. E ieri, davanti alle telecamere di Quarto Grado, il fratello della vittima non ha risparmiato le sue stoccate contro gli inquirenti: «Ho sempre pensato che chi indagava potesse benissimo smorzare alcune piste, non solo la mia, ma anche tutte le altre su cui si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara». L'ultima frecciata, Marco la rivolge contro coloro i quali gli hanno puntato il dito contro, sollevando dubbi che quel 13 agosto 2007 non fosse in vacanza in Trentino con i suoigenitori e che invece fosse addirittura sulla scena del delitto insieme a Sempio, accusato di aver commesso l'assassinio mosso dall'odio per un rifiuto delle sue avance sessuali, tentate mentre era in preda all'ossessione generata dalla visione di un video intimo tra la 26enne e Stasi. «Adesso le indagini sono finite», ha detto Marco, «penso che tutto il fango che abbiamo subito non ci scivolerà mai addosso. Però credo che ora si possa interrompere».