«Per un anno si è giocato sulla morte e sulla vita di Chiara. Sentirmi accusato di essere coinvolto nell'omicidio di mia sorella mi ha fatto male. Chi indagava poteva smorzare alcune piste, spero solo che presto si volti pagina». A 19 anni dalla morte di Chiara Poggi, suo fratello Marco Poggi decide di rompere il silenzio. Non aveva mai parlato pubblicamente, nonostante le tante insinuazioni che in questi mesi si sono fatte su di lui, adesso ha scelto le telecamere di Quarto Grado che andrà in onda stasera, 5 giugno, per dire la sua verità.
Marco aveva 19 anni quando, il 13 agosto 2007, la sua vita cambiò per sempre. Quel giorno lui non era a casa: era partito il 5 agosto per una vacanza in Trentino con i genitori, Giuseppe Poggi e Rita Preda. Un’assenza di dieci giorni, che si è trasformata nello spartiacque definitivo della sua vita adulta. La vacanza in Trentino Negli anni successivi, ogni riapertura o sviluppo del fascicolo giudiziario riporta Marco di fronte agli investigatori. Viene sentito, tra l’altro, sulle tre telefonate effettuate dall’amico Andrea Sempio a casa Poggi il 7 e l’8 agosto 2007, pochi giorni prima del delitto, quando lui era già partito per il Trentino. Marco spiega di non aver avvisato gli amici della partenza perché nel gruppo non era abitudine "salutarsi" per una vacanza di dieci giorni, e ribadisce di non ricordare chiamate ricevute sul cellulare, che in montagna spesso non prendeva.Cosa fa oggi Oggi Marco vive in Veneto, dove lavora come impiegato e conduce una vita il più possibile defilata, lontana dai riflettori che per anni lo hanno sfiorato suo malgrado. Dopo aver lasciato Garlasco e la Lombardia, ha cercato di costruirsi una quotidianità anonima, che però viene regolarmente incrinata da ogni nuova svolta investigativa sul caso della sorella. Nel nuovo filone di indagini aperto dalla Procura di Pavia, Marco è nuovamente convocato per "cristallizzare" la propria versione su rapporti, abitudini e presenze nella cerchia di amici di alloraPerché non aveva mai parlato fino ad oggi Ma perché ha deciso di rompere il silenzio? L'avvocato della famiglia Poggi, Francesco Compagna, tempo fa spiegò così il silenzio di Poggi: «Marco non è in una clinica, è un ragazzo normale che lavora, legge i giornali (…) Vive e lavora in Veneto ed ha scelto da molti anni di sottrarsi alla comunicazione e proprio perché si sottrae c’è un atteggiamento ancora più violento verso di lui, è una scelta personale. Io gli ho detto magari di fare una intervista, ma ci sono profili di sensibilità che dobbiamo rispettare».L'amicizia con Sempio Un punto centrale è stato e continua a essere il rapporto con il gruppo di amici dell’adolescenza, in particolare con Sempio, amico dai tempi delle medie. Da ragazzi passavano pomeriggi interi insieme nella villetta di via Pascoli, tra videogiochi e computer, in un clima di apparente normalità che oggi viene esaminato al microscopio dagli inquirenti. Nel tempo questo legame è stato raccontato in modi diversi: la difesa di Sempio ha parlato di un Marco che "chiama quotidianamente Andrea" ed è "distrutto" per l’amico, mentre altre testimonianze raccolte dalla stampa descrivono una realtà più complessa e forse meno unitaria di quanto apparso in passato.Cosa disse negli interrogatori Sin dalle prime ore dopo l’omicidio, Marco viene ascoltato più volte dagli investigatori, prima "a caldo", poi nei mesi e negli anni successivi, come persona informata sui fatti. In un primo verbale descrive come "buoni" i rapporti tra Chiara e il fidanzato Alberto Stasi, che sarà poi condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio. Nell’ottobre del 2007 torna a parlare con gli inquirenti per ricostruire la routine della comitiva di amici, le visite in casa, l’uso del computer in camera della sorella e i pomeriggi passati nella saletta TV tra videogame e chiacchiere.L'ultimo interrogatorio, i video intimi di Chiara L'ultima volta che Marco è stato convocato in Procura è stato il 6 maggio, in contemporanea con l'amico Sempio. Il 37enne è stato chiamato (nuovamente) a rispondere sulle stanze della villetta di via Pascoli a Garlasco in cui aveva accesso l'amico, ma anche sui rapporti tra la sorella e l'indagato, così come del contenuto dei video intimi della ventiseienne e di Stasi, protetti da password, trovati nel computer di casa.La chiavetta Usb «Non mi so dare una spiegazione. Se la devo dare, l’unica plausibile, seppure assurda, visto che nell’intercettazione si parla di una chiavetta con video intimi, è che Sempio ha preso una penna usb che c’era in camera di Chiara e se l’è portata a casa», ha detto Marco davanti ai pm di Pavia. Il testimone ha tentato di dare una spiegazione alle frasi pronunciate dall’amico indagato nel cosiddetto “soliloquio” intercettato in auto, nel quale l’indagato parla di “quel video” aggiungendo “e io ce l’ho”. Un riferimento che gli investigatori collegano ai filmati intimi registrati da Chiara Poggi con il fidanzato Alberto Stasi.Una ricostruzione quella del furto della chiavetta con le immagini che lo stesso Marco Poggi definisce però difficilmente credibile. «Mi sembra folle perché non penso che un mio amico viene a casa e mi ruba qualcosa. Poi, Chiara se ne sarebbe accorta”, ha aggiunto, spiegando ancora che “mi sembra folle, non riesco a spiegarmelo, è tutto surreale”. Il tema dei video privati è diventato uno dei punti centrali delle nuove indagini. Secondo gli investigatori, proprio la conoscenza di quel materiale potrebbe rappresentare il possibile movente del delitto, perché avrebbe portato Sempio a sviluppare un interesse nei confronti di Chiara Poggi culminato poi in avances respinte.Il movente sessuale di Sempio Marco Poggi ha confermato di sapere dell’esistenza di filmati intimi tra la sorella e Stasi, ma solo per avere accidentalmente sbirciato una chat sul computer di casa. Ha però escluso di avere mai visto i filmati o di averne parlato con gli amici. “Mi sembra anche strano che Chiara non avesse detto a me o a qualcuno che un mio amico le stava rompendo le scatole – osserva – Mi avrebbe potuto dire ‘ma tu, deficiente, hai dato qualcosa al tuo amico?’. Perché non l’avrebbe fatto? Capisco la riservatezza, ma se vedi un problema, la riservatezza viene un po’ meno”. Sempio nega di aver visto i video.L'immagine di Chiara Davanti alle telecamere di Quarto Grado Marco si emoziona, interrompe a tratti l'intervista, poi confessa: «Ho sempre cercato di stare in una bolla, poi quest'anno si è sentito di tutto. Si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara. Mi ha ferito che rovinassero il ricordo di mia sorella». Per questo oggi ha deciso di parlare.











