Il simbolo più eloquente di questa nuova fase del conflitto è il contrasto: da un lato i padiglioni scintillanti del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF), pronti ad accogliere investitori e delegazioni da oltre 130 Paesi; dall’altro le sirene antiaeree, i voli sospesi e le colonne di fumo nero che si levano sui cieli della città.

Nelle prime ore del 3 giugno 2026, proprio nel giorno in cui il Cremlino intendeva esibire al mondo stabilità e resilienza economica, uno sciame di droni ucraini ha colpito il cuore simbolico della Federazione Russa, la città natale di Vladimir Putin.

It is time to end this war. But Russia’s ruler wants to keep fighting. That is why Ukrainian sanctions against this aggression are working. Last night, our drones covered a distance of about 1,000 kilometers to the St. Petersburg region – to the enemy navy’s arsenals and a base… pic.twitter.com/IkdN8UE3QD

— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) June 6, 2026

Il messaggio di Kyiv è inequivocabile: nessun luogo nella Russia può più dirsi al riparo dalla guerra.