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Laura Cuppini

Il direttore dell'Istituto Mario Negri: «La riforma ci porterebbe al livello di altri Paesi europei dove i medici di medicina generale sono già dipendenti pubblici, superando l’anomalia tutta italiana del contratto di convenzione»

Professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, cos’è che non va nella sanità?«Dobbiamo potenziare il ruolo dei medici e pediatri di famiglia: si va in Pronto soccorso per ogni cosa, mentre è la medicina di base che deve poter far fronte alle prime necessità dei pazienti».

Ci sono secondo lei dei punti di forza della riforma Schillaci da preservare?«La volontà di rafforzare l’assistenza territoriale, come parte del Servizio sanitario nazionale, è preziosa. I medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta sono le colonne portanti della sanità pubblica, che è un bene da difendere: nonostante i problemi, fa cose straordinarie. La riforma punta a far funzionare le Case di Comunità, che in altri Paesi europei, per esempio Spagna e Portogallo, si chiamano Case della Salute e danno buoni risultati: meno pazienti in Pronto soccorso e meno liste d’attesa».