Roma, 16 giugno 2026 – Le vicende della scorsa settimana sulla riforma della medicina generale dimostrano una verità che sostengo da tempo. Una trasformazione così strategica per il futuro del Servizio sanitario nazionale non può essere imposta dall’alto né costruita contro i professionisti che ogni giorno garantiscono l’assistenza ai cittadini. Il confronto apertosi dopo il passo indietro sull’ipotesi di riforma fondata sul passaggio alla dipendenza dei medici di famiglia offre oggi l’opportunità di ripartire da basi più solide e condivise. È auspicabile che proprio da questa fase possa finalmente prendere avvio l’iter parlamentare di approvazione della proposta di legge presentata da Forza Italia giusto un anno fa, elaborata attraverso un lungo lavoro di confronto e condivisione con le principali organizzazioni rappresentative della categoria e con l’Ordine dei Medici, che ne hanno apprezzato l’impostazione e i contenuti.

Il nostro progetto nasce dal principio semplice di modernizzare la medicina territoriale senza rinunciare al rapporto fiduciario tra medico e paziente, che rappresenta uno dei pilastri più preziosi del sistema sanitario italiano. L’obiettivo è evitare di burocratizzare il medico di famiglia, valorizzandone invece il ruolo, rafforzandone le competenze e inserendolo stabilmente in una rete multidisciplinare capace, attraverso aggregazioni funzionali, di rispondere alle nuove esigenze epidemiologiche e demografiche del Paese e dei cittadini. In linea con gli obiettivi del Pnrr, la nostra proposta di riforma ridisegna il ruolo del medico di medicina generale rendendolo protagonista di un nuovo modello organizzativo basato sul lavoro in équipe e sull’integrazione strutturale tra ospedale e territorio. Prevenzione, diagnosi precoce, gestione delle patologie croniche, telemedicina, assistenza domiciliare e presa in carico delle persone fragili diventano elementi centrali della sua attività quotidiana. Il tutto mantenendo il regime convenzionale di parasubordinazione, che riteniamo perfettamente compatibile con una presenza organizzata e qualificata nelle Case di Comunità e con una piena collaborazione con specialisti, infermieri di famiglia e di comunità, psicologi e operatori sociosanitari.