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Ultimo aggiornamento: 18:27
Il 23 aprile il Ministro della Salute Schillaci ha presentato in Conferenza delle Regioni la proposta della riforma della Medicina Territoriale per cercare di rendere funzionanti le Case della Comunità, solo 66 operative su 1715 secondo i dati Agenas, entro il 30 giugno, nell’ambito degli obiettivi finanziati dal Pnrr, pena la restituzione dei soldi che ci ha prestato l’Europa.
Si può ipotizzare una riforma a soli due mesi dalla scadenza degli obiettivi senza aver intavolato nessun confronto con i professionisti che dovrebbero essere il motore per il raggiungimento di quegli stessi obiettivi? Senza consultare le parti sociali?
Il progetto Case di comunità nasce già ab initio con un parto distopico in un paese che, a differenza di molti paesi europei, contiene nella legge istitutiva del suo Servizio Sanitario nazionale la norma che sancisce la libera scelta del cittadino di decidere chi deve essere il suo medico curante. E così è stato sinora. La presenza di un medico in ogni paesino, in ogni quartiere, in ogni isola ha contribuito a delineare la capillarità del nostro Servizio Sanitario nazionale che è stata l’arma vincente, e a basso costo, della nostra sanità pubblica.










