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8 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:05
Ormai sembra essere un modus operandi rodato del ministero della Salute: annunciare in pompa magna una grande riforma, per poi spacchettarla in due parti. Una prima di carattere urgente, messa in campo tramite un decreto legge, per tentare di arginare un problema nel più breve tempo possibile. Un tappabuchi, diciamo. E una seconda parte, più strutturata e complessa, inserita in un disegno di legge che promette un cambiamento (e i relativi finanziamenti per realizzarlo), ma lo rimanda a data da destinarsi. È successo per le liste d’attesa, nell’estate elettorale del 2024, e accade di nuovo ora, con la riforma dei medici di famiglia. Per ridisegnare il ruolo della medicina generale, il ministro Orazio Schillaci sceglie di percorrere una strada già battuta: spezzare il provvedimento in due, per accelerare. L’obiettivo è cercare di non bucare la scadenza di giugno del Pnrr, scongiurando il rischio di perdere i fondi europei. Tra poco più di un mese, infatti, le Case di comunità dovranno essere pronte e operative. Ma, oltre ai gravi ritardi nella realizzazione delle strutture, ancora deve essere risolto il nodo della carenza di personale.






