Una donna di 92 anni ricoverata per uno scompenso cardiaco, un pronto soccorso saturo e la sensazione di trovarsi davanti a una situazione ormai fuori controllo. È la denuncia di Luciano Marcantoni, che ieri ha accompagnato la madre in ospedale dopo il peggioramento delle sue condizioni e ora chiede che venga acceso un faro sulle difficoltà del reparto di emergenza. "Mia madre ha 92 anni, soffre di fibrillazioni e da stamattina è ricoverata in pronto soccorso – racconta –. Abbiamo cercato di curarla a casa con l’aiuto di uno specialista privato, perché con il servizio sanitario i tempi per una visita erano troppo lunghi. Ma la terapia non è bastata e siamo stati costretti a portarla in ospedale". Il punto, però, secondo il figlio, non è soltanto la vicenda personale. "Quando sono andato a trovarla ho toccato con mano una situazione che non ritengo degna di un essere umano. I lettini sono uno attaccato all’altro, tanto che in alcuni casi non c’è neppure lo spazio per appoggiare i vassoi del cibo. E quando ho chiesto se fosse possibile trasferirla in reparto, mi sono sentito rispondere: "Mi trovi lei il posto dove collocarla"". Una frase che lo ha lasciato senza parole. "Come sarebbe a dire che devo trovare io un posto? Non è possibile. E non parlo soltanto di mia madre: ho visto con i miei occhi persone anziane e molto gravi, alcuni praticamente agonizzanti, costrette a restare lì in attesa di un letto". Nella sua denuncia, però, tiene a distinguere nettamente le responsabilità. "Il personale del pronto soccorso è eccezionale. Medici e infermieri fanno il possibile, con grande umanità e disponibilità. Anzi, credo che siano loro le prime vittime di una carenza strutturale che li costringe a correre continuamente da una parte all’altra per sopperire alle mancanze del sistema".
Pronto soccorso e proteste: "Situazione fuori controllo"
Pesarese denuncia: "Ho portato lì mia madre, 92 anni. I pazienti sono ‘accatastati’"










