PORDENONE - «Sabato pomeriggio ho chiamato la guardia medica per mia madre di 88 anni con la febbre a 38 e mezzo. Era già stata in pronto soccorso il 7 luglio per una forte infezione alle vie urinarie che le aveva provocato convulsioni e uno stato confusionale. E nel weekend i sintomi sono tornati. Ho composto il numero di emergenza 116117, mi hanno risposto degli operatori da Trieste dicendomi che a Pordenone la guardia medica fa fatica e che non era possibile fare visite a domicilio. Mia madre è paralizzata, così ho dovuto chiamare l'ambulanza. Gli operatori mi hanno ripreso dicendomi che non si chiama il 112 per una febbre e ho dovuto spiegare loro che ero stata indirizzata dalla guardia medica. Alle 17.30 siamo entrate in pronto soccorso, da lì il calvario: 9 ore in attesa. Alla fine ho portato via mia madre senza referto. Ma dal momento che la notte non ci sono ambulanze, l'ho dovuta caricare a peso morto in auto».

È lo sfogo di C.S., una 58enne pordenonese. La residente sabato pomeriggio avrebbe provato più volte a contattare la guardia medica ma gli operatori le avrebbero detto che in città non era disponibile. Da lì la fila interminabile in pronto soccorso. IL RACCONTO «Le infermiere - continua la 58enne - le hanno fatto subito il triage e le analisi. Dopodiché, dal momento che era entrata in codice blu (urgenza differibile) è stata messa in attesa su una barella in corridoio insieme ad altri anziani. C'era perfino chi era seduto sulla sedia. Ho fatto avanti e indietro per chiedere che almeno le fosse cambiato il pannolino vista l'infezione urinaria in corso. A un certo punto mia madre ha iniziato a urlare per i dolori dovuti all'immobilità, ho chiesto loro un antidolorifico ma mi hanno detto che finché non fosse stata visitata da un medico non le potevano dare nulla. Neanche una flebo per idratarsi. Alle 2 di notte mia madre non ne poteva più, aveva 14 persone davanti e l'avrebbero visitata al mattino. Così alle 2.20 ho deciso di portarla via. A quell'ora però le ambulanze non sono più disponibili fino all'alba, così io e i miei fratelli l'abbiamo caricata a peso morto in auto e siamo andati via senza referto. Nel frattempo un nostro medico privato ci ha consigliato di riprendere l'antibiotico. Noi stiamo ancora aspettando il referto del 7 luglio, quando ce la siamo "cavata" con sei ore di attesa. Per il 10 agosto abbiamo appuntamento alla cittadella della salute per l'urinocoltura. Ma se a mia madre sabato fosse venuta una crisi come quella del 7 forse non sarebbe qui».La residente ringrazia però tutto il personale del pronto soccorso: «Non si sono fermati un attimo e sono stati gentili con tutti. C'è qualcosa che non va nel sistema, ma loro encomiabili. Quella sera in pronto soccorso c'era anche una mia amica con il padre anziano che doveva essere dimesso. Anche per lui un'odissea perché gli mancavano i raggi ed era disponibile solo un radiologo». SECONDO CASO Il giorno prima il caso di una residente 72enne con pluripatologie che ha tentato di contattare la guardia medica e che alla fine è stata sei ore e mezza in coda in pronto soccorso. «Alle tre di notte - spiega il marito 73enne - ci siamo arresi e siamo andati via senza il referto». Era iniziato tutto nel pomeriggio: «Mia moglie si era riempita di macchie sulla pelle. Avendo già subito diversi ricoveri per il crollo delle piastrine, che erano precipitate da 150mila a mille, abbiamo temuto fossero emorragie. Ho chiamato la guardia medica verso le 20.15 e mi hanno risposto che il servizio "per un disguido" al momento non era attivo. A quel punto ho chiesto se potessi rivolgermi a un'altra guardia medica ma non è stato possibile. Dopo un po' ho richiamato e mi hanno detto che il servizio era stato riattivato, ma di andare comunque in pronto soccorso. Da lì la lunga attesa. Le analisi sono state fatte subito ma alle 3.30 di notte eravamo ancora lì. E non da soli. C'era un signore che attendeva per il catetere dalle 16 e un paziente era lì dalla mattina. Con noi una ventina di persone. Alla fine ce ne siamo andati senza referto e abbiamo risolto con il medico di base».Il residente si è sfogato anche in un post su Facebook e in tanti hanno condiviso esperienze analoghe. «Se non fossimo andati via - conclude amaro - forse saremmo ancora lì. Ma un plauso al personale umano e gentile. Perché non siamo andati alla casa di comunità? Non sapevo ci fosse».