BOLZANO. Otto ore di attesa in Pronto Soccorso, una frattura inizialmente non diagnosticata e successivamente riconosciuta, fino al ricorso alla sanità privata per un intervento chirurgico che ha risolto la situazione. A raccontare all’Alto Adige l’esperienza “kafkiana” vissuta dalla madre ottantunenne, dopo una caduta avvenuta il 22 aprile 2026, è la bolzanina Katja Deflorian.
Trasportata in ambulanza al Pronto Soccorso dell’ospedale di Bolzano, nelle prime ore del mattino, alla donna erano stati riscontrati traumi al fianco sinistro, al polso e un trauma cranico con tumefazione occipitale. Dopo la valutazione al Triage, però, l’anziana è stata “parcheggiata” in sala d’attesa per circa due ore, senza altre rivalutazioni cliniche. «Per due ore non è stato chiamato nessuno per una visita medica», racconta la figlia, spiegando che il personale avrebbe poi giustificato quell’attesa con la coincidenza del cambio di turno. «Ma un cambio turno può davvero bloccare l’assistenza per così tanto tempo?», si chiede Katja Deflorian.
La presa in carico è poi avvenuta verso le 8.30: sospettando una possibile frattura del femore o dell’anca, il medico del Pronto Soccorso ha disposto altri esami diagnostici e, dal momento che la paziente non riusciva a reggersi in piedi e lamentava forti dolori, prima della visita ortopedica, è stata anche richiesta una TAC dell’arto inferiore. Visita che si è svolta solo nel pomeriggio. Sulla base della TAC, in un primo momento, lo specialista ha escluso fratture e così, la paziente è stata rinviata in Area H. In seguito, però, il medico del Pronto Soccorso ha ripreso in mano gli esami e individuato una frattura composta del grande trocantere.







